Quando a Laives

Capitolo 7

si parlava latino

Ab urbe condita

All'epoca della conquista della Raetia e del Noricum da parte di Augusto (tavola Peutingeriana relativa ai passi alpini), Roma era già la più grande metropoli mai esistita: contava infatti più di un milione di abitanti (contro i 200 milioni complessivi a livello mondiale). Ciò spiega non solo la straordinaria grandezza di questa città ma anche la sua enorme forza d'attrazione nei confronti di uomini e donne provenienti da ogni dove. Andare a Roma, stabilirsi a Roma, lavorare a Roma era l'obiettivo di chiunque, specialmente dei giovani originari di zone montane in cui si conduceva una vita a dir poco spartana. Non deve quindi stupire se i Romani, abituati a tanto splendore, vedessero con un certo distacco tutti quei luoghi composti da poche decine o centinaia di abitanti come i paesi dell'area alpina, cui in definitiva nel corso del mezzo millennio di loro presenza non diedero mai una grande importanza. Anzi si può senz'altro dire che, organizzata a dovere la vita pubblica, nel corso dei secoli li trascurarono sempre più, limitandone il ruolo a meri guardiani della strada e dei passi alpini e, man mano che aumentavano le pressioni esterne dei popoli "barbari", di quello che veniva definito limes retico, il confine con la Germania magna. Ma chi erano, in poche parole, questi Romani? Da dove venivano? La leggenda vuole che fu Enea, scacciato da Troia nel XII secolo a.C., ad approdare sulle coste tirreniche e a fondare Lavinio (questa strana assonanza con Laives andrebbe approfondita) prima e successivamente Alba Longa. Ma passarono altri cinque secoli prima che attorno ai colli teverini fosse fondata ufficialmente Roma, il 21 aprile 753 a.C., dal suo primo re, Romolo. In realtà pare che i Latini facessero parte di quel grande popolo indoeuropeo giunto sul suolo italico attorno al 1700 a.C. proveniente dalle coste dalmate e, prima ancora, dalla regione danubiana attorno al Mar Nero. Il dominio di questo popolo, chiamato Shekeles o Siculi, durò fino al 900 a.C circa, quando giunsero via mare, probabilmente dalle isole dell'Egeo, i Tirreni o Etruschi. Insomma, dal loro arrivo fino a Romolo e ai sette re passarono 1000 anni, poi ci vollero altri 3 o 4 secoli prima che una singola città priva di territorio, caso unico nella storia, iniziasse il suo dominio su gran parte del mondo conosciuto.