Quando a Laives

Capitolo 8

si parlava latino

La scuola romana

I Reti non disponevano di un sistema educativo e scolastico "di massa", la scrittura era riservata ad una casta privilegiata di sacerdoti e eruditi. Perciò la conquista romana portò con sé una vera e propria rivoluzione in questo campo - anche se, chiaramente, non a beneficio della vecchia popolazione ridotta in miseria o schiavitù.
Era il capo famiglia a introdurre i propri figli nel mondo dell'istruzione (praecepta paterna). Successivamente, i figli dei cittadini ricchi venivano affidati a un precettore, spesso di lingua e cultura greca. Gli altri si associavano e affidavano gli scolari in gruppo ad un maestro che, come anche i precettori, era di rango inferiore (liberto o schiavo) rispetto agli alunni. lo stipendio di un maestro era irrisorio, Giovenale parla di otto assi al mese e riferisce che un gladiatore guadagnava in un giorno quanto un maestro in un anno. Un po' come i calciatori dei nostri giorni.
In compenso i maestri potevano usare la frusta.
Tra i sette e i dodici anni i bambini frequentavano il
ludus letterarius. Le lezioni avvenivano all'aperto, davanti alle botteghe o sotto i portici.
Successivamente i maschi venivano affidati al grammaticus, che li istruiva in lingua e letteratura greca e latina, storia, geografia, fisica e astronomia. Le femmine imparavano a svolgere i lavori domestici.
Ultimo grado di istruzione era una sorta corso di specializzazione, la scuola del rethor, che iniziava il giovane alla vita pubblica. Le lezioni prevedevano esercitazioni scritte ed esami orali: ci si esercitava generalmente con il metodo delle controversiae e delle suasoriae, in cui due allievi si cimentavano in un dibattito sostenendo pareri contrari o un allievo teneva un monologo ispirato ad un grande personaggio.
Secondo Plutarco, la scuola pubblica fu introdotta a Roma alla metà del III secolo a.C. da Spurio Carvilio, che tra l'altro fu anche l’inventore della lettera G, assente dall'alfabeto greco e etrusco: non fece altro che aggiungere una sbarretta verticale alla lettera C. Adriano portò la scuola primaria in tutte le province, Vespasiano introdusse la figura dell'insegnante pubblico stipendiato dallo stato. La scuola iniziava a marzo, d'estate e in occasione dei Saturnalia, dal 17 al 23 dicembre, ed ogni nove giorni (nundinae), gli scolari liberi di godersi le vacanze.