Quando a Laives

Capitolo 9

si parlava latino

Il lavoro

Non diversamente da oggi, la vita degli operai e contadini romani era decisamente grama: molte ore di duro lavoro nei numerosi cantieri pubblici e privati (strade, acquedotti, ville, palazzi) e nei campi e latifondi, alimentazione ridotta al minimo, salario misero e appena sufficiente a sbarcare il lunario.
Un discorso a parte va fatto per gli schiavi. Con la conquista di vasti territori in tutto il continente europeo e nel bacino del Mediterraneo, il loro numero aumentò a dismisura. Di fatto essi sostituirono la manodopera locale nei lavori più umili e duri, specialmente nelle miniere. Lo schiavo era considerato uno "strumento parlante" ed era equiparato a una bestia da soma. Non aveva né personalità giuridica né diritti. Gli schiavi facevano parte della familia ed erano sottoposti all'autorità del paterfamilias, che aveva diritto di vita e di morte su di loro così come sugli altri membri consanguinei. Lo schiavo poteva essere mutilato o ucciso e veniva comprato e venduto come una qualunque altra merce, essendo perlopiù utilizzato come manodopera gratuita.
Anche la conquista dei territori alpini tra Tridentum e Veldidena (Innsbruck) - con Laives e tutta la Bassa Atesina e Anaunia - comportò la cattura e riduzione in schiavitù di buona parte della gioventù locale. Si "salvarono" solo i ragazzi particolarmente aitanti che vennero indirizzati al mondo dei gladiatori (ne parleremo) o coloro che erano disposti ad arruolarsi nell'esercito romano e di fatto venivano impiegati contro i loro conterranei.
Si trattò in ogni caso di una gigantesca deportazione di massa e tra i ragazzi venduti come schiavi i più recalcitranti venivano rinchiusi negli ergastula, celle sotterranee dove erano appunto incatenati l'uno all'altro e in cui spesso morivano per le drammatiche condizioni cui erano costretti.