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Laives ai tempi della

Capitolo 19

via Claudia Augusta

La montagna sacra

Perché certe montagne vengono considerate sacre? Che significa, poi, sacro?

Non riesco a darmi una risposta soddisfacente, a spiegare le ragioni per cui un popolo – e stiamo ancora parlando dei Reti di 2000 anni fa che consideravano sacra la montagna del Montelargo/Breitenberg sopra Laives – percepisce e denomina così un luogo apparentemente uguale a tanti altri.

 

E allora non mi resta che approfittare del fatto che nonostante le previsioni catastrofiche è una bella domenica autunnale e recarmi di persona alla ricerca del segreto del nostro Olimpo. Raggiungo l’imbocco del sentiero, più o meno di fronte all'albergo Pfleg con l'antico mulino.

E subito mi investono i ricordi di quando da ragazzino accompagnavo come chierichetto il parroco Alois Pfoestl che portava la comunione e l’estrema unzione alla vecchia madre del maso Unterstoaner…. Tra un Padre Nostro e l’altro il burbero prete mi richiamava ” gea longsom Bua, va pian bocia” perché non riusciva a tenere il mio passo allegro. Quanti anni sono passati…

Il sentiero è ripido e ci si allontana rapidamente dal paese. Ma è sempre lì, a portata di mano, riconosci le case, quasi puoi sentire la voce delle persone. Poi, raggiunta l’altezza del Gompnerhof sul Crozett, la valle ti si allarga sotto gli occhi ma fai ancora parte del gioco, non ti senti separato dalla confusione e dal rumore urbano.

La via sale e sale, sempre ripida e sassosa, spesso ricoperta di fogliame secco. Il vecchio maso Pfoesl (uno degli ultimi a usare le lampade a carburo nei primi anni sessanta) ormai è irriconoscibile e quando passi il caratteristico Tschuegg in direzione dell’Unterstoaner hai l’intera valle ai tuoi piedi, il Monte di Mezzo e Monticolo, l’epica collina di Castelfirmiano, tutta la valle dell’Adige fino alle maestose montagne innevate della Venosta… Uno sguardo magnifico, accattivante…

Ma qualcosa lentamente cambia, il paese è diventato piccolo, case e macchine irriconoscibili, le persone sono scomparse. Le campagne laggiù sembrano tutte uguali, una sorta di uniforme tappeto verde steso sulla terra… Dopo l’Unterstoaner e l'impressionante pietraia che dal basso sembra una enorme ferita sul petto della montagna, il sentiero si inerpica ulteriormente e finalmente hai l’impressione di trovarti sul suo corpo vivo e dominante. Qualche passo ancora e la valle alle tue spalle scompare definitivamente, cammini cauto sul fianco del monte e improvvisamente senti la sofferenza del distacco, la distanza prendere possesso di te, un oscuro senso di paura anche, la solitudine…

Fin qui hai dovuto arrivare per iniziare a comprendere l’energia del luogo, la sua maestosa potenza… Ora cammini verso l’ignoto sul ciglio di un burrone sempre più profondo, il sentiero non è stretto eppure senti il bisogno di strisciare lungo le spigolose pareti di porfido… Sei solo, quassù, immerso nel silenzio profondo e impenetrabile del bosco. Il tempo pare scomparso, non conta più nulla. Le parole svaniscono, poi anche i pensieri si fanno più sommessi… Le voci del bosco ora ti confortano ora ti spaventano… Figure impietrite sembra fissino disperate il vuoto…Di tanto in tanto alzi lo sguardo, la sommità che cerchi è lassù ma capisci che il divino non è un luogo ma un lungo percorso…

Tutto ciò che contava è rimasto alle tue spalle, ora sei solo i tuoi passi faticosi, il tuo respiro profondo e regolare… Mille alberi ti guardano immobili come inflessibili sentinelle del luogo sacro… Arriverò mai lassù?

Inizia a farsi freddo, non so neppure quanto tempo sia passato… Forse dovrei tornare ma qualcosa mi induce a continuare, metro dopo metro… Mai un volto umano, una voce: nulla. Silenzio e solitudine. Mi sento finalmente vuoto dentro, in sintonia con la montagna, la sua enigmatica sacralità… Chi veniva quassù duemila e più anni fa doveva provare le stesse cose: lontani i Romani maledetti, le imboscate, le fughe precipitose…

Quassù, dove l’aria è frizzante, conta solo il cammino verso la vetta, l’incontro con la dimensione spirituale. Cammino mentre continuo a pensare che dovrei tornare, lasciar perdere… Ma non posso, la speranza di raggiungere la meta mi fa proseguire anche se forse non troverò mai i luoghi consacrati dei Reti, i vecchi muri di pietra eretti a protezione della cittadella sacra, le tracce del vallo che la circondava…

Il sole inizia a calare sulla valle dell’Adige ma davanti a me intravedo uno squarcio d’azzurro tra gli alberi… Ora il burrone al mio fianco è scomparso e un ruscello scorre silenzioso ai bordi del sentiero. Il luogo sacro è sempre nascosto in cima alla collina o forse lo sto per raggiungere ma credo di aver capito i sentimenti e la fede di chi percorreva questo sentiero tanto tempo fa…

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