Capitolo 24

Laives ai tempi della

via Claudia Augusta

Tanit e Reitia

Quasi tutti i popoli del bacino mediterraneo adoravano gli stessi dei e si potrebbe tranquillamente affermare che tutti gli dei sono nati – chilometro su, chilometro giù – nella stessa striscia di terra che oggi definiamo come Medio Oriente. Quando dico tutti, penso anche al Dio dei Cristiani: benché ci siano anche coloro che si ostinano a crederlo originario di Bergum de Hora. L’area cosiddetta mediterranea copre non solo l’omonimo mare ma si estende almeno fino alle Alpi e a buona parte dell’Europa orientale. Rimangono fuori da questo pantheon comune le divinità nordiche e, ovviamente, quelle estremo-orientali. L’idea che sta alla base di questo mondo divino è sempre la stessa in tutte le religioni: una coppia suprema di dei, uno maschile l’altro femminile, raffigurante la divisione del mondo in cielo e terra. L’uomo rappresenta il cielo, la donna la terra. La divinità maschile è quella predominante ma, come anche tra noi terrestri, dietro a un uomo di successo c’è sempre una gran donna… Perfino nella religione ebraico-cristiana in origine pare vi sia stata una coppia di divinità: il Supremo come è giunto fino a noi e la sua consorte, figura equiparabile alla dea Astarte, che poi si è misteriosamente persa tra le pieghe delle sacre scritture.Dunque, più in alto di tutti sta El, dio supremo, l’Altissimo: e tale è infatti il significato letterale della parola. Anche il nome Allah deriva da El. Per i Fenici questo dio si chiamava Melqart, ed il suo nome diventa Baal Hammon nella colonia fenicio-punica di Cartagine. I Greci lo chiamavano Zeus, i Romani Giove. Invece la parte femminile si chiama Astarte per i Fenici, i punici cartaginesi la chiamavano Tanit. I Greci adoravano Hera, sorella e moglie di Zeus, i Romani Giunone.Da queste matrici sono poi nate tutte le divinità note delle varie religioni. Ed è chiaro che tutti i popoli che si riconoscevano in questa mitologia di base avevano molto in comune.Come si sarà capito, abbiamo fatto tutto questo discorso per arrivare, come sempre, ai misteriosi Reti alpini. Essi ci raccontano ben poco di se stessi e delle loro credenze: ma pare assodato che, accanto ad un dio supremo accomunabile a El, via abbia svolto un ruolo di primaria importanza, come in tutti i popoli mediterranei, la figura femminile denominata Reitia o Retia: praticamente uguale dall'originaria Astarte fino alla nostra Madonna (e prima o poi troveremo il tempo di andare a fondo del culto di Maria celebrato a Pietralba, poco distante dal luogo di culto retico di Trens Birg sulla vetta del Montelargo). Per concludere questo tour mediterraneo, proponiamo un paragone tra la punica Tanit, che attraverso la Sicilia è penetrata a fondo nella nostra cultura, e la veneto-retica Reitia, praticamente identiche per aspetto e “l’attività” svolta: entrambe “madri terrestri” raffigurate in modo assai simile come "chiavi". Cosa voglio dire, con questo, che i Reti erano scesi da qualche nave fenicia prima di arrivare dalle nostre parti? Sarebbe, questa, un’affermazione molto azzardata, ma mi sembra di poter affermare senza tema di smentita che entrambi i popoli appartenevano ad una stessa area culturale-religiosa che è per l’appunto quella mediterranea.