Croz: dell'antichissimo e ancora misterioso idioma dei Reti dell'Unterland (parliamo della zona tra Salorno/Laghetti, Vadena e Laives), ufficialmente soppresso dopo l'annessione all'impero romano nel 15 a.C., si sono in realtà conservate molte parole, in particolare nomi di famiglie e masi e quelle utili a definire luoghi di particolare interesse e significato per la popolazione, quali fiumi, ruscelli, pascoli, monti, promontori eccetera.
Con il passare dei secoli, questi termini si sono numericamente ridotti o in gran parte sono stati assorbiti dalle lingue dominanti: il latino prima, quelle germaniche e italiche (compreso il dialetto trentino) dopo. Per questo motivo, a volte stentiamo a riconoscerle, a individuarle con sicurezza.
Una di queste parole l'abbiamo già conosciuta, quel bait di origini antichissime. Un'altra è croz, in origine caros, che pure può essere considerata un fossile linguistico con migliaia di anni sulle spalle. Croz, che non ha parentele nelle nostre lingue moderne, sta a significare roccia, pietra, grande sasso, ed è diffuso in molte vallate un tempo abitate dai Reti.
A Laives il croz per antonomasia è quello raffigurato nell'immagine, oggi denominato crozet o Gampnerknott. Ricerche archeologiche hanno individuato vari reperti di vecchia data sul crozet, che permettono di affermare che quel luogo era conosciuto fin dai tempi antichi e utilizzato quasi sicuramente come luogo di culto per roghi votivi (Brandopferplatz). Insomma un sito sacro della massima importanza.

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