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Bronzolo, il signor Berinza e altre storie

Aggiornamento: 9 ago 2022


di Reinhard Christanell

Fotoservizio: David Kruk

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Alcune ipotesi sul toponimo Bronzolo del IXX e XX secolo... da Berinza a Planisuolo.

Incuneato tra Judenberg (Monte dei Giudei), tradizionale linea di confine tra paesi, regni e popoli, il leggendario Rosssprung / Salto del Cavallo del cavaliere “volante” von der Leiter e il Göller, il paese di Bronzolo conserva negli stretti vicoli, negli edifici nobiliari e anche nei nomi di strade e piazze gran parte della propria memoria storica. Il paese sorge sui detriti del Rio Aldino e del Petersberger Bach, un tempo Rennbach, termine più adatto ad esprimerne tutta l’impetuosità. A differenza della “gemella” Laives, vecchio paese rurale, Bronzolo, località portuale aperta verso nord e sud, ha sempre subito l’influsso “mediterraneo” che ne ha contrassegnato architettura e costumi.


Gran parte del passato di questo paese è celato nel suo singolare e indecifrabile nome. Varie e, spesso, spassose le letture e interpretazioni che ne sono state fatte: ma l’enigma è destinato a rimanere tale. Il sito ufficiale del Comune fa discendere il toponimo dal nome di persona germanico “Berinza”. Evidentemente, non è la fantasia a fare difetto a certi studiosi della materia che vogliono dare un fondamento scientifico a questa o quella speculazione “politica”. Ripetiamo quanto detto in altre circostanze: i popoli germanici – dagli Ostrogoti ai Longobardi, dai Baiuvari ai Franchi – sono arrivati in questa zona quasi 10 secoli dopo la nascita del villaggio, frequentato già dai Romani e dalle misteriose genti che li hanno preceduti. È dunque assai improbabile che i pur pazienti Bronzolotti abbiano atteso 1000 anni e proprio il signor Berinza per dare un nome al proprio paese.

Con un briciolo di realismo in più, Michael Fritz sostiene che il “nome fa chiaro riferimento alle origine retiche del luogo”. Andrea Vitali parla di Bronzolo nel contesto di uno studio sull’omonimo castello sopra Chiusa: “esso è un prediale derivante dal nome Hildebrand nella forma vezzeggiativa “Prant” e “Prans”, ulteriormente alterata dal suffisso diminutivo romanico -eollu. Da Pranzeollu quandi Pranzollu e Branzoll…” Ora, che questo signor Hildebrand, certamente benemerito, abbia fondato un paese in Bassa Atesina e nel contempo un castello in Val d’Isarco, ci sembra quantomeno sorprendente. Nel 1856 è Mathias Koch a fornire la sua esegesi: “la prova che i nomi composti contenenti “Brand” derivino dal celtico “bran” sta nel fatto che in Tirolo esistono molti nomi contenenti soltanto “Bran” (…) come per esempio Branzoll, paese presso l’Adige, di fronte a Vadena. (…) L’archivista Mone di Karlsruhe ci dice che “Bran”, monte o catena montuosa, in gallo-celtico bryn, collina, spesso è stato erroneamente trasformato nella parola tedesca Brand, incendio.” In effetti, qualche guerriero celtico da queste parti è stato notato e pure sepolto, nei secoli passati. Ma Zoll, chi sarebbe costui? Dice sempre Koch: “Nel nome Branzoll è presente una evidente tautologia, nel senso che il celtico Bran, prima parte della parola, ha lo stesso significato del tedesco Zoll. Infatti, secondo Ziemann, Zol o Ziolles, colle, equivale a Bran”. Un caso di bilinguismo perfetto. Dal che si deduce che Branzoll, prima della calata dei barbari, si chiamava solo Bran.


 


Infine Ludwig Steub, che molta attenzione ha dedicato ai toponimi tirolesi, dà due spiegazioni del nome: nella prima gli attribuisce una derivazione romanica, facendolo derivare da Planzoll (o Plazol) e Planisuolo, con il secondo termine che sarebbe un diminutivo in -suolo, molto in uso in epoca romanica. Ricordiamo infatti, che dopo la scomparsa dell’impero romano nel V secolo d.C., in Bassa Atesina, come in altre parti del Tirolo, si formò un linguaggio volgare “romanico” (ladino) formato in gran parte da termini latini e qualche parola del precedente retico, a cui si aggiunsero nel tempo termini “tecnici” (agricolo-commerciali) della parlata longobarda e baiuvara che ancora poco avevano in comune con il todesc o diutisk (lingua del popolo) che conosciamo noi, formatosi in epoca carolingia.

In un secondo momento, Steub privilegia invece una radice retico-etrusca del nome, individuata in Puranusala. Prove che questa sia la verità non ce ne sono, ma l’idea è affascinante e è quella che a noi pare la più convincente: con l’aggiunta che il romanico Planisuolo, da cui i moderni Branzoll e Bronzolo, sia in realtà una corruzione linguistica dell’originale retico Puranusala.





Paese di brontolo
Bronzolo

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1 comentário


Ettore Frangipane
Ettore Frangipane
11 de set. de 2022

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