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Il Monte di Mezzo, gigante tra due valli

di Reinhard Christanell ©

Servizio fotografico di David Kruk ©

Nel nostro viaggio alla scoperta degli antichi insediamenti della Bassa Atesina non può mancare una visita al Monte di Mezzo: 14 km di roccia vulcanica, terreni morenici e vegetazione mediterranea che dalla conca di Bolzano raggiungono le campagne tra Ora e Termeno.

Oggi questa terrazza naturale affacciata sulla valle dell’Adige e, sull’altro versante, sul Lago di Caldaro e la valle della Primavera, è meta di escursioni e in piccola parte destinata all’agricoltura. Numerose però sono le tracce del passato, prossimo e remoto. Nel fitto della boscaglia o sulle sommità di pareti vertiginose e colli, un intrico di percorsi offre suggestioni autenticamente magiche. Resti di antichi castellieri, luoghi di culto e ripari sottoroccia si alternano ai ruderi di prestigiosi castelli medievali come Castel Firmiano, Castelchiaro e Castel Varco. Si ripercorrono i cammini dei cacciatori mesolitici e si raggiungono le aree dove i primi colonizzatori eressero capanne di pietra e praticarono culti atavici.

Vista da lontano, la montagna ricorda un gigante steso sul tappeto a chiazze verdi che riveste la vallata. Il tondo capoccione è rivolto a sud verso Castelfeder, dove in località Gmund la Bassa Atesina spaccata in due si ricongiunge nella vasta piana che porta alla chiusa di Salorno. Oltre il dorso rialzato sopra Vadena che culmina nell’Hohenbühl a 690 metri, le gambe appaiono rivolte alle porte di Bolzano.

Qui, attraversato il ponte sull’Adige, ci si trova ai piedi delle colline del Kaiserberg e del Kaiserkogel, i cui nomi ricordano l’illuminata imperatrice Maria Teresa che diede impulso alla bonifica dei terreni paludosi della Kaiserau e avviò un’importante riforma agraria. Sulla prima svettano da mille anni le severe mura del castello di Formigar (Sigmundskron), rocca strategica da cui i vescovi trentini (e i loro nobili successori) controllavano il passaggio tra nord e sud. Sulla seconda, rivolta verso l’Oltradige e il Burgraviato, singolari cumuli di pietre ci riportano al neolitico e alle misteriose culture del rame e del bronzo.

Nel fondovalle, dove tra Bolzano e il porto di Vadena si sviluppavano i meandri dell’Adige con piccoli laghi, stagni e una fitta rete di canali naturali, nel 15 a.C. avvenne la battaglia finale tra le truppe di Druso e i guerrieri retici. I Romani si assicurarono definitivamente il controllo della via commerciale e militare poi chiamata Claudia Augusta, gli Isarci e Tridentini del luogo assistettero impotenti al tramonto della loro cultura secolare.

Il Monte di Mezzo è di origine vulcanica e fa parte della grande piastra porfirica bolzanina formatasi 285 – 275 milioni di anni fa. È diviso in due tronconi, collegati all’altezza di Laimburg dalla sella di Kreith (detta anche il passo del Coyote) forgiata dal passaggio di un ghiacciaio. Infatti al fuoco dei vulcani seguirono le epoche glaciali che prima ricoprirono di 2000 metri di ghiaccio l’intera Val d’Adige e poi la sommersero di masse inimmaginabili di acque capaci di levigare il porfido e modellare il territorio, lasciandoci proprio qui un avvallamento morenico con ricchi depositi di sabbia e di ghiaia. Anche il lago di Caldaro è un ricordo di quel periodo.

Dal passo del Coyote si raggiungono la Leuchtenburg (Castel Chiaro) e la zona del Pigloner Kopf e dei Denti di Cavallo: proprio qui sono stati scoperti molti reperti (armi, utensili e altri oggetti in bronzo e ferro) che testimoniano la presenza di insediamenti umani dal mesolitico in poi. Sotto le pareti rossastre che cadono a precipizio sulla valle dell’Adige, dal X secolo a.C. si è sviluppata quella che può essere considerata la località centrale dell’intera zona, ovvero l’insediamento di Vadena/Stadio, dotato di una necropoli che dal bronzo finale attraversa numerosi secoli e culture per culminare nell’epoca post-imperiale romana. Visiteremo il sito prossimamente.






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