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Il villaggio retico di Laives / Reif

di Reinhard Christanell ©

Servizio fotografico: David Kruk ©


L'origine del paese di Laives potrebbe risalire al VII secolo a.C quando in località Reif nacque un villaggio retico...

Laives / Reif


Laives è una località che incuriosisce fin dal nome. All’arrivo, il paesone ai piedi del Montelargo sembra assorbito da una modernità piatta e priva d’anima “storica”. Ci vogliono pazienza e dedizione per rinvenire, nelle vecchie strade, significative tracce di un passato millenario che in epoca asburgica sembrava ridotto al destino di un’anonima entità “rurale alle porte di Bolzano”. Soltanto la leggenda di Nisselburg, ricco e blasfemo borgo sommerso dalle acque del cristallino lago della Vallarsa, mantenne in vita i fantasmi di tempi remoti.

La riscoperta della storia locale inizia nella seconda metà del 900 preceduta, negli anni ’30, dalla straordinaria individuazione da parte di Peter Eisenstecken dell’insediamento preistorico – mai esplorato del tutto – di Trens Birg in cima al Montelargo. Grazie all’intensa attività edilizia in varie zone del paese (soprattutto Reif e Jauch), un appassionato gruppo di archeologi (tra cui Lorenzo Dal Rì e Alberto Alberti) ha saputo riportare alla luce parte dei tesori nascosti sotto il terreno. Vanno ricordati anche il lavoro di riordino dell’archivio comunale del compianto Christoph Hartung von Hartungen e il prezioso “Dorfbuch” di Georg Tengler. I misteri irrisolti non sono tuttavia pochi ma la città che cresce incessantemente sembra posseduta dal diavolo della speculazione che rade al suolo tutto ciò che si frappone alla realizzazione dei suoi interessi.


Montelargo / Reif


Tra il VII e il VI secolo avanti Cristo nasce il villaggio che visitiamo oggi. Si trova nella parte alta del conoide del Vallarsa, all’imbocco dell’omonima valletta che conduce a Nova Ponente e all’ombra delle caratteristiche colline moreniche del Peterköfele e della Gampnerknott. Dal medioevo in poi, la località è conosciuta con il nome di Reif (riva) – nome per l’epoca comune giacché, qui come in altri paesi, queste Reif erano adibite a punto di raccolta del legname destinato, attraverso le zattere dell’Adige, alle città padane. Sicuramente, in origine il nome del sito non era questo ed aveva invece attinenza con il popolo che lo abitava. Nessun dubbio sul fatto che Laives / Leifers sia un nome di origine retico-etrusca e se questo era il primo insediamento del fondovalle, qui dev’essere nato anche il suo nome. Da scartare le interpretazioni ufficiali proposte finora: da liber (terreno libero) a clivus (pendio). È impensabile che il popolo non indoeuropeo dei Reti, arrivato sette secoli prima dei Romani, abbia atteso tutto quel tempo per dare un nome – addirittura latino – al proprio paese. Inoltre, i Romani in questa provincia usarono prevalentemente i cosiddetti prediali. Ne riparleremo, per intanto accontentiamoci di sapere cosa “non” significa Laives.

Il villaggio – case in pietra con tetto e tramezze di legno – era piuttosto ampio, anche se la presenza di edifici e della strada comunale non ha permesso di esplorarlo tutto. Vi si praticava l’agricoltura (coltivazione di orzo e altri cereali, allevamento di animali domestici) e in particolare la viticoltura che non abbandonerà più il paese. Molte le macine di porfido a tramoggia e leva ritrovate insieme a vasellame di ceramica di ogni foggia e dimensione, attrezzi di ferro come zappe e falcetti, fibule e altri “gioielli” – oggetti quasi tutti riferibili a varie culture italico-etrusche. Di particolare interesse, in una delle 14 case, il famoso tesoretto interrato di 22 denari d’argento romani risalenti ad un periodo repubblicano dal 155 al 115 a.C.


Il tesoretto di Laives


Il villaggio sulla riva del Vallarsa, che sicuramente era la prima fonte d’acqua di questa gente, subì gravi danni – poi riparati completamente – a causa di un incendio di vaste dimensione. Infine, verso il II secolo a.C. fu pacificamente abbandonato, le masserizie asportate e la popolazione spostata più a valle (Galizia) dove forse trovò condizioni di sicurezza e economico-commerciali (iniziavano a passare i primi Romani) migliori. Non si può neppure escludere che il “trasloco” fosse avvenuto in seguito al “richiamo” di una divinità adorata.






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