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Sulle tracce del limes dei Longobardi

di Reinhard Christanell

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Il popolo germanico dei Longobardi entrò in Italia nel 568. Poco dopo raggiunse anche Trento e la Bassa Atesina ma raramente oltrepassò il confine posto a sud di Bolzano.

La spietata repressione dei popoli delle regioni alpine compiuta da Druso e Tiberio turbarono l’impero. Cassio Dione descrive una valle dell’Adige desertificata da un punto di vista ambientale, economico e, soprattutto, demografico. Gli Isarci della Bassa Atesina e i Venosti sparirono dalla faccia della terra, Tridentini e Anauni sopravvissero grazie alla loro spontanea sottomissione. Ci vollero molti secoli per ristabilire l’equilibrio tra territorio e popolazione, ripopolare i villaggi, rivitalizzare agricoltura e commerci. Gran parte degli uomini erano stati trucidati, le donne e i bambini deportati, i giovani in età di leva arruolati nell’esercito. Qualcuno era riuscito a fuggire sulle montagne per condurvi un’esistenza grama. Pochissimi erano rimasti sul posto per servire i nuovi padroni: l’antico, misterioso mondo dei Reti, che continua a meravigliarci, era uscito sconfitto, umiliato e dissanguato da questa battaglia epocale.

Il territorio della Bassa Atesina svuotato, formalmente aggregato al municipium trentino e alla regio X Venetia et Histria, rimase nella proprietà dello stato – per poi passare ai regnanti longobardi, ai re carolingi e, dall’anno 1027, agli ecclesiastici trentini. Si trasformò in zona militare a presidio del confine e, soprattutto, delle grandi vie di transito verso nord.

La situazione rimase immutata per secoli. Qualche soldato romano o retico congedato si accasò in Bassa Atesina e Oltradige (numerose le “ville” poi diventate masi) ma la vera rinascita di questo territorio non venne mai permessa: prova ne sia il fatto che nessuna città, nessun paese importante furono realizzati e quelli noti sono castra e castella a disposizione delle truppe alpine – da Endidae a Pons Drusi, da Sublavione a Vipitenum e Sebatum.

Detta situazione favorì l’insediamento dei popoli germanici che affluirono da nord e da est nel VI e VII secolo: ed in particolare i Longobardi, entrati in Italia dalla Pannonia con 100000 guerrieri, donne, vecchi e bambini subentrarono completamente nel sistema di organizzazione territoriale e di difesa esistente. Solo Carlo Magno, che sottomise i Longobardi di Desiderio nel 774, diede avvio a profonde riforme che condussero all’ordine tipicamente medievale dei nostri paesi.

Per quanto riguarda i confini tra i due popoli germanici stabiliti in Bassa Atesina, ossia Bavari (o Baiuvari) e Longobardi, va detto che in linea di massima i primi non scesero mai sotto Bolzano (e a volte persero anche questa), concentrata tra piazza Duomo e i Portici, i secondi, con sede ducale a Trento, arrivarono solo sporadicamente oltre Laives e fino a Merano o in Val d’Isarco. Lo storico confine tra i due popoli imparentati (per origine ma anche per matrimoni) in Bassa Atesina correva dunque dal Virgolo verso Castel Firmiano (più o meno lungo l’attuale percorso dell’autostrada e dell’Isarco) e poi fino ad Appiano. Da Caldaro in giù era Trento, ducato longobardo. Tra Laives, Unter- e Oberau esistevano una serie di postazioni di arimanni (ce lo ricorda anche il nome Manee del Wuerstlhof) al servizio del dux di Trento. Gli arimanni, liberi contadini armati, cui lo stato concedeva terreni per il periodo del loro servizio, si riunivano in arimannie, villaggi compatti e autonomi da ogni punto di vista, rivolti al loro sostentamento e alla difesa del territorio. Al contrario, i Bavari prediligevano insediamenti disseminati sul territorio chiamati Streusiedlungen.

Da un punto di vista militare, il confine tra Laives e Bolzano era dunque presidiato da un’arimannia con sede a Civitas (poi corrotto in Sibidad o Schibidad nei secoli successivi), vecchio nome di un insediamento ai piedi del Virgolo, cui facevano riferimento il Castellum Formigar (Castel Firmiano), il Castrum Appianum e Castel Weinegg. La linea di confine saliva fino a Seit/Schneiderwiese (snaida) e il Colle per raggiungere la Titschenwarte (Waita), Nova (Novum) e Lavazè che con la Val di Fiemme erano territorio longobardo, la Val d’Isarco bavaro. Insomma, furono due popoli germanici a gettare le basi per una suddivisione del territorio rimasta invariata per molti secoli.




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