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Termeno, dagli Euganei ai Longobardi

di Reinhard Christanell

Fotoservizio: David Kruk

Tutti i diritti riservati (c)


Il nome di Termeno/Tramin, soleggiato paese della Bassa Atesina noto fin dall’antichità per l’aromatico Gewürztraminer, ci riporta in epoche remote e dense di mistero.

Le prime tracce di insediamenti ai piedi della Mendola sono state individuate nei campi e vigneti tra Ronchi/Rungg e Cortaccia, dove tra l’altro è venuto alla luce nel 1880 il noto megalite o menhir risalente all’età del rame (circa 5000 anni fa, epoca di Ötzi) e ora esposto al Ferdinandeum di Innsbruck.

Al pari di testimonianze significative come il menhir, che ci catapultano nell'oscuro mondo spirituale di quei primi coloni, anche i collegamenti, per quanto impercettibili, tra le loro antiche lingue ormai estinte e le nostre ci permettono di conoscere, almeno in parte, i popoli insediati in queste terre. Tracce di queste lingue, preromane o italiche che dir si voglia, dal retico-etrusco al venetico, si trovano soprattutto in numerosi toponimi, a riprova del fatto che qui convissero e transitarono, fin dalla preistoria, genti di varia origine. Il problema principale è rappresentato dalla distinzione tra nomi romanici, anche questi assai frequenti nella zona alpina occupata per 500 anni dall’impero romano, e preromani, dato che questi, pur conservando la propria radice antica, sono stati prima romanizzati e successivamente germanizzati.

Termeno fa sicuramente parte di questi “ tesori” linguistici e da decenni si cerca di attribuirlo a questa o quella lingua del passato. Senza addentrarci nei dettagli delle varie interpretazioni, la più attendibile ci sembra quella di Diether Schürr, che riconduce questo nome, ripulito della sua “forma” romanica poi germanizzata in Tramin, ad una lingua che egli definisce “euganea”, diffusa soprattutto in Val Camonica. Nella famosa lettera di S. Vigilio dell’XI secolo sono citati numerosi toponimi della parrocchia di “Caldar” e Termeno appare, di volta in volta, come Trominno, Traminno, Triminno, Treminno e Tremino – con una radice “trmìnno”. La radice “trem-“, suggerisce Schürr, riconduce anche ad altri due toponimi quali Termon in Val di Non e Tremosine sul Garda, la cui origine, come quella di Termeno, sarebbe da ricercare nel nome proprio “euganeo” TRIVMO, da cui appunto triuminn e, nel IX secolo, Tr(e)minno.

Il menhir di Termeno


Termeno, come Caldaro, è noto anche per la sua lunga appartenenza al ducato longobardo, succeduto, dopo la parentesi ostrogota di Dietrich/Teodorico, al dominio romano. Scrive infatti Paul Tschurtschenthaler: “Ancora nell’anno 870 a Termeno era insediato il conte Enrico, che applicava la legge longobarda”. Al di là del confine, peraltro assai mobile in Bassa Atesina, nel comune di Appiano, si erano invece insediati i Baiuvari, altro popolo di stirpe germanica. Insomma, la Bassa Atesina divenne, a periodi alterni, terreno di scontro e di incontro tra questi due popoli “barbari”. La valle dell’Adige fino a Bolzano era di pertinenza baiuvara ma nell’VIII secolo il re longobardo Liutprando, che sposò Guntrada, figlia del conte baiuvaro Grimoaldo, la strappò al suocero con la scusa di una dote insufficiente e occupò temporaneamente Bolzano e il meranese. In quel periodo, Caldaro e Termeno divennero roccaforti longobarde in terra baiuvara, tanto che ancora nel XVII secolo gli era riconosciuto il diritto di vivere secondo usanze e leggi longobarde.

La tradizione longobarda venne ripresa dai principi-vescovi trentini, nelle cui mani il paese rimase, dopo una parentesi nel XIII secolo, quando se ne impossessò il “fondatore” del Tirolo Mainardo II, per quasi 800 anni fino al XVIII secolo. In un documento del 1200, “Tremeno” viene citata come proprietà del principe-vescovo trentino, amministrata per suo conto da un gastaldo (Gastaldio Tremeni) , tipica figura di borgomastro-giudice longobardo. Accanto al gastaldo, viene nominato anche uno “scario de Termeno”, insomma uno sgherro.

La permanenza trentina di Termeno termina il 4 maggio 1777, quando i vescovi cedono il paese a Maria Teresa in cambio di Castello in Val di Fiemme. Un breve ritorno “alle origini” si ebbe in epoca fascista, quando Termeno fu aggregato alla circoscrizione di Cavalese: ma questa è un’altra storia.





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