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Traffico o non traffico: questo è il problema

di Reinhard Christanell

Il traffico: croce e delizia degli abitanti di Bolzano e della Bassa Atesina. Tutti vogliono muoversi – magari contemporaneamente e con i propri mezzi – con la massima libertà e tutti sognano strade deserte, posteggi liberi e quartieri privi di inquinamento acustico e atmosferico.

Lo "stradone" prima dell'invasione del traffico automobilistico


Ma la formula magica per avere “la botte piena e la moglie ubriaca” è ancora in attesa di essere scoperta. Da un secolo a questa parte, ci provano in tanti: ma senza concetti chiari e qualche ragionevole rinuncia sarà difficile raggiungere la meta.

Tra Bolzano e Trento, la valle dell’Adige rappresenta il principale collegamento tra Europa centro-settentrionale e Mediterraneo. “Corridoio”, la definiscono non a caso gli specialisti della materia.

L’interminabile discussione sul traffico – oggi chiamato anche mobilità – è iniziata a metà del IXX secolo, quando gli asburgici, stanchi delle vecchie zattere sull’Adige, ci regalarono la ferrovia. Dove piazzarla? In mezzo alla valle? Vicino ai centro abitati? Alla fine la ferrovia finì dove non doveva finire, a due passi dal fiume e in mezzo alla terra desolata di una vallata ancora vergine. Vigneti e campi furono salvi. Poi tutti a lamentarsi: la stazione è lontana, è scomoda, ma perché non l’hanno fatta vicino alle case.

Finita l’epopea ferroviaria, iniziò quella automobilistica. Le vecchie, polverose statali, pensate per pedoni, carri e cavalli e, prima ancora. per militi, mercanti e pellegrini, vennero ampliate ma rimasero comunque insufficienti. L’invasione barbarica dei turisti germanici iniziata negli anni sessanta trasformò i paesi lungo l’asse del Brennero in camere a gas. Ricordo che da bambino, in certi periodi dell’anno, impiegavo cinque minuti per attraversare lo stradone che attraversava il mio paese. Una situazione insostenibile. Dunque, serviva una nuova arteria: la Brennero - Modena. Tra ferrovia e fiume. Questa volta tutti d’accordo: tranne i Vadenoti. Ma i Vadenoti sono pochi e furono sacrificati al progresso: l’autostrada gliel’hanno costruita sotto le finestre e a nulla sono valse le loro comprensibili lamentele.

Ma, si sa, i problemi non vengono mai da soli: fatta l’A22, esplose il problema dei pendolari e del traffico urbano sempre più intenso e caotico. Iniziò l’epoca delle varianti, progettate un po’ ovunque: lungo il fiume, in mezzo ai campi, al margine dei paesi. Alla fine finirono, con grande dispendio di energie e costi, dentro le montagne. Scelta giusta? Certo è che il traffico, nonostante ferrovia, autostrada, varianti, circonvallazioni, sottopassi e statali depotenziate, non cala ma anzi aumenta. Che fare?

Si potrebbe costruire nuove varianti, allargare quelle esistenti, spostare l’autostrada, infilare il treno in una galleria e via discorrendo. La discussione prosegue, appassionata come sempre in tutte le sedi deputate: serve una soluzione ma, come di consueto, c’è chi alza la mano per dire “non sul mio”. Ne stanno discutendo proprio in questo periodo gli amministratori di Bolzano e Laives, della Bassa Atesina e della Piana Rotaliana. Troveranno la quadra? Difficile prevederlo. Certo è che il traffico (scusate: la mobilità) esiste, il corridoio è stretto e densamente urbanizzato e senza qualche sacrificio sarò difficile accontentare tutti.

(Dimenticavo: ci sarebbe anche l’aeroporto, in questo corridoio, ma per ora rimaniamo con i piedi per terra: in futuro si vedrà.)





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