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Una radio e sette galline

di Reinhard Christanell (c)


La storia, si sa, non è fatta di soli eroi (positivi o negativi) e di eventi memorabili. Spesso sono i personaggi minori e la grigia quotidianità a restituirci il quadro migliore di un’epoca.

Sfogliando le pagine del quotidiano fascista in lingua tedesca “Alpenzeitung”, pubblicato dal 1926 al 1943, si trovano, accanto alle consuete celebrazioni dei successi del regime, molti articoletti concernenti vicende marginali e, per quanto riguarda Laives, un sorprendente numero di corrispondenze riguardanti piccoli episodi di cronaca nera: furtarelli, truffe, incidenti stradali, accoltellamenti e risse nei locali pubblici.

Il 18 marzo 1927 appare una breve notizia edificante: “Inaugurati i corsi d’italiano per adulti”. Apprendiamo che ben trentadue “Dopolavoristen” locali apprenderanno – volontariamente, immaginiamo – i rudimenti della lingua italiana grazie agli insegnamenti impartiti dal maestro Tommasini e da una certa signorina Anesi. Non solo: sempre in ambito scolastico, il commissario prefettizio avvocato Gueli è lieto di annunciare che “alla scuola della remota frazione di Costa” (Seit) è stato donato un apparecchio radio che “sarà di grande ausilio nell’attività didattica della maestra signorina Giovanna Chiesa e permetterà anche agli adulti (sempre di Seit) di sapere cosa accade nel mondo. Questa notizia è stata accolta con grande entusiasmo da tutti gli amanti del progresso e dell’arte”. Non poteva che essere così.

Significativa anche la notizia pubblicata il 26 febbraio 1928 sotto il titolo “Hennendiebstahl”, furto di galline. Evidentemente, all’epoca le galline rivestivano un ruolo importante nell’immaginario collettivo e, a quanto pare, anche nel menu dei Laivesotti. Si può dire che il furto di galline fosse quasi un classico, da queste parti. Tale ing. Luis Ebner era fiero proprietario di un numero imprecisato di galline. La notte del 25 febbraio, un ignoto ladruncolo irruppe nel suo pollaio per sottrargli, in un colpo solo, ben sette galline e due galli. Né le prime né i secondi lanciarono i tipici segnali d’allarme. Il danno del furto, secondo le prime stime, ammontava a 135 Lire.

L’ingegnere denunciò seduta stante il furto ai reali carabinieri che inviarono sul posto il maresciallo Berardi e un appuntato. Dopo accurata indagine, gli stessi accertarono che l’ingresso del pollaio era stato forzato “da mano ignota”. I sospetti caddero su tale Roberto Hofer, “recidivo”, domiciliato nelle vicinanze del luogo del misfatto. Lo stesso si era però dato alla latitanza e i carabinieri dovettero rinunciare alla rituale perquisizione domiciliare. In seguito, i due carabinieri si recarono presso la locanda “Grappolo d’Uva”. Per sorprendere i gestori con le mani nel sacco, decisero di entrare non dall’ingresso principale ma da quello secondario. Scelta oculata, giacché in cucina individuarono tale Giulietta Chizzola, cuoca, nel mentre arrostiva una gallina appena spennata. La malcapitata spergiurò di essere la legittima proprietaria del volatile che stava cucinando “per due finanzieri”. Dopo un serrato interrogatorio, ammise che era stato proprio il Hofer a cederglielo. A questo punto, il maresciallo, incurante delle aspettative culinarie dei due finanzieri, sequestrò il corpo del reato e, ancora fumante, lo riconsegnò al legittimo proprietario ing. Ebner.

Delle altre sei galline e dei due galli si era invece persa ogni traccia.



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