Notizie curiose da altri tempi

Piccole storie, annunci commerciali, cronache belliche, avvisi pubblici eccetera: sfogliando i giornali di fine 800 e inizio 900 si trovano molti spunti curiosi - a volte poco più di una o due righe - riguardanti Laives. Messi insieme formano un piccolo libro di storie da un comune di periferia, interessanti e a volte addirittura sorprendenti. L'impressione è quella di un viaggio nel vissuto più vivo e vero di chi ci ha preceduto in questa città.

 

Notizie curiose da altri tempi 1

Il 23 maggio 1874 sul "Tiroler Volksblatt" di Bolzano, giornale di ispirazione cattolica chiuso nel 1926, appare la seguente notizia che all'epoca deve aver suscitato parecchio clamore:
"Un vagabondo che mendicava a Laives ha distribuito ai bambini libretti di contenuto luterano. Si è poi diretto lungo la Vallarsa per raggiungere Nova Ponente."
Possiamo immaginare che nessuno dei bambini venuti in contatto con il detto mendicante sia rimasto contagiato dal falso credo...

Notizie curiose da altri tempi 2

Sulla "Bozner Zeitung" del 9 maggio 1860 appare una notizia davvero inquietante che deve aver gettato nel panico la popolazione di Bolzano, Laives e Bronzolo:
"Un cane aggressivo (rabbia?) ha aggredito per le vie di Bolzano altri cani ed anche un giovane, mordendo. Si è diretto poi, inseguito, verso Laives, continuando a mordere persone ed altri cani. Una donna azzannata si sarebbe ammalata. A Bronzolo l'animale è stato ucciso, ma l'autopsia non avrebbe rivelato tracce di rabbia. Complessivamente comunque tra Bolzano, Laives e Bronzolo la bestia aveva azzannato otto persone."
Tempi davvero grami, dunque, se lo stesso giornale qualche settimana prima riporta la notizia che "Quattrocento persone in condizioni miserevoli scendono dalle valli per raggiungere Trento e poi emigrare in Brasile. Un toccante spettacolo di povertà."

Notizie curiose da altri tempi 3

Il 22 settembre 1915, in pieno periodo bellico, il giornale "Der Tiroler" in una breve corrispondenza da Laives comunica che "alcune signorine e due donne sposate, i cui mariti sono al fronte, si recano dai prigionieri russi che lavorano nelle cave di Bronzolo e li trattano con familiarità, donando loro sigarette ed altro. Sarebbe preferibile che inviassero regali ai nostri soldati in guerra. I nomi di queste persone sono noti: nel caso i casi si ripetano, saranno pubblicati, per svergognarle."
Inomma: lontano dagli occhi, lontano dal cuore...

Notizie curiose da altri tempi 4

Il 12 maggio 1880 il "Tiroler Volksblatt" (sottotitolo: Für Gott, Kaiser und Vaterland, per Dio, l'Imperatore e la Patria), che all'epoca usciva due giorni la settimana e veniva stampato in Piazza Domenicani a Bolzano, riporta la notizia di una grave sciagura verificatasi il 4 del mese verso le otto di sera in quel di Laives e che poteva avere conseguenze ben più drammatiche "evitate grazie all'aiuto di tutti".
Infatti si racconta di un vasto e terrificante incendio sviluppatosi nel magazzino (dal testo non si capisce se di frutta o altro) di tale signor Clemens Clementi. Poiché nel magazzino, ubicato in pieno centro abitato, si trovavano ben 85 sacchi di zolfo, solo per una fortunata coincidenza non è scoppiato il finimondo che avrebbe potuto interessare tutte le abitazioni vicine. Il danno ammontò a 200 Gulden.
Curiosa anche la circostanza che proprio in quel periodo muoveva i primi passi il corpo dei VV.FF. di Laives, fondato giusto un anno prima da Alois Ebner, che ricopriva anche la carica di Sindaco, e da Josef Ebner, Peter Pfeifer, Franz Scandella, Dominikus Niedrist, Daniel Negri, Johann Abram, Eugen Micheletti e Cesar Kurzl.

Notizie curiose da altri tempi 5

Nella sua edizione del 5 ottobre 1882, il "settimanale per il popolo Tirolese" edito a Innsbruck "Andreas Hofer" dedica il suo articolo di apertura alla terribile alluvione che ha colpito il Sudtirolo.
Con riguardo alla zona tra Bolzano e Bronzolo, il cronista scrive: "Tra Bolzano e Verona l'Adige ha causato danni inestimabili... "
E ancora: "La linea ferroviaria, a sua volta gravemente danneggiata, ha contribuito al ristagno delle acque. E' apparso con tutta evidenza, che la linea ferroviaria non avrebbe dovuto essere dislocata in mezzo alla valle ma sotto la montagna. La località di Laives ha subito gravissimi danni e si racconta che alcuni abitanti invece di rendersi utili nelle operazioni di soccorso si siano dedicati alla "pesca" di legname trascinato dalle onde.
Molto più efficace invece il contributo di alcuni operai "italiani" (welsche Arbeiter).
A Vadena le acque hanno sommerso tutto l'abitato e le campagne circostanti, con eccezione di tre masi posti in lieve altura. Una quarantina di famiglie di mezzadri e affittuari ha perso completamente tutti i propri beni. I danni per Vadena ammontano a circa 120,000 fiorini. Anche un'azione eroica si è verificata in quel di Vadena. Quando il giorno 16 (di settembre n.d.r.) nel pomeriggio l'Adige verso Vadena ha rotto gli argini in due punti, 8 uomini che si trovavano sull'argine sono rimasti isolati tra le acque. Dovettero rimanere in quel luogo tutta la notte - senza speranza di riuscire a tornare a riva. Due di loro annegarono nel corso della notte senza che gli altri se ne accorgessero. La domenica finalmente arrivarono i soccorsi per i superstiti. I fratelli August e Franz Scarperi e il loro cugino Josef Scarperi di Laives ebbero il coraggio di attraversare l'Adige a bordo di una zattera e mettendo a repentaglio la propria vita riuscirono a portare in salvo gli sfortunati. Gli stessi Scarperi salvarono la vita anche ad un ferroviere nella zona di Bronzolo."

Notizie curiose da altri tempi 6

"Die Elektrische von Bozen nach Leifers", "L'elettrica da Bolzano a Laives", era il titolo di una corrispondenza apparsa sull'edizione di venerdì 12 aprile 1912 del "Bozner Nachrichten", quotidiano di lingua tedesca pubblicato a Bolzano dal 1894 al 1925.
"Recentemente, presso l'albero Edelweiss / Stella Alpina di Oltrisarco (Oberau), ha avuto luogo un incontro di interessati alla costruzione di una linea tranviaria tra Bolzano e S. Giacomo o Laives."
I rappresentanti del Comune di Bolzano, Sindaco in testa, hanno convocato l'assemblea per cercare di coinvolgere nel progetto anche investitori privati, che in effetti alla fine dell'incontro garantiranno un supporto finanziario pari a 800.000 corone, corrispondente a metà del costo complessivo dell'opera.
"Il tram raggiungerà (soltanto, n.d.r.) il Wurzerhof (Vurza) di Laives, poiché la "Südbahn" (L'Imperial regia privilegiata società delle ferrovie meridionali, in tedesco Kaiserlich königliche privilegierte Südbahngesellschaft, nota storicamente come Südbahn fu una società per azioni ferroviaria austriaca che realizzò numerose linee ferroviarie nell'Impero austro-ungarico e nell'Italia centro-settentrionale), per acconsentire all'allungamento del percorso fino al centro di Laives ha posto la condizione proibitiva del versamento di 20.000 corone annue quale indennizzo."
Il motivo di questo veto? Semplice: la Südbahn temeva, non a torto, di perdere tutti i passeggeri diretti da Bolzano al Santuario di Pietralba (che dunque non devono essere stati pochi!), che sicuramente avrebbero privilegiato la più confortevole e comoda linea tranviaria.
Il giornalista è tuttavia convinto che "comunque i pellegrini sceglieranno il tram percorrendo poi a piedi il "breve" tratto da Vurza al centro di Laives".
Ciò anche perché il tram da Bolzano partiva ogni mezz'ora e inoltre "è già stato reso noto che la ditta "Leiferer Automobilunternehmung" (società automobilistica di Laives) offrirà comodi collegamenti da Vurza a Laives".
La linea tranviaria fino a Vurza sarà poi effettivamente realizzata nel 1913, mentre nel 1931 il capolinea sarà finalmente spostato a Laives, di fronte all'albergo Casagrande / Grosshaus.

Notizie curiose da altri tempi 7

 "Laives, 4 marzo (1912 n.d.r.). Attualità. Giovedì 29 (febbraio, n.d.r.) di sera alle 19.30 ha avuto luogo un'assemblea poco frequentata di proprietari di casa per discutere della posa e installazione degli impianti di luce elettrica."
Inizia così una breve, all'apparenza insignificante corrispondenza da Laives del "Tiroler Volksblatt" del 6 marzo 1912. In realtà, nelle 33 righe sono contenute una serie di informazioni forse passate inosservate all'epoca ma oggi della massima importanza per ricostruire la storia del paese.
Veniamo così a sapere che nel 1912 "Laives non è dotata di luce elettrica e non dispone neppure di illuminazione pubblica, cosa assai gradita a chi preferisce ... operare al buio."
"I signori Ferdinand Flor (proprietario dell'omonima cava, all'epoca un personaggio certamente illustre di Laives, n.d.r.) e Koch jun. si sono dichiarati disponibili ad andare di casa in casa per rilevare di quante lampade necessiti ciascun proprietario e di quale potenza ci sia bisogno per l'utilizzo dei macchinari agricoli."
Il cronista chiude con una nota ironica: "Speriamo che l'iniziativa del signor Flor, che in passato ci ha abituato a qualche passo falso, questa volta abbia miglior esito..."
La seconda, brevissima notizia ci informa che il servizio di collegamento in "auto tra Laives a Bolzano funziona perfettamente. Sempre frequentatissimo, viaggia in assoluta tranquillità e sicurezza e conduce i viaggiatori dal centro del paese fino in centro a Bolzano e viceversa."
A che serviva la diffusione di una tale non-notizia? Certo a scoraggiare coloro che da qualche anno si impegnavano per la realizzazione della linea tranviaria, che evidentemente veniva vista come una pericolosa concorrenza.
Terza notizia: il 2 marzo (1912 n.d.r.) una "commissione politica" guidata dal commissario Mumelter ha ispezionato la locale "Filanda di recente acquisita dal Comune per 30.000 corone e che ora dovrà essere ristrutturata e trasformata in edificio scolastico con un costo stimato di 40.000 corone."
Evidentemente la Filanda aveva esaurito la sua funzione primaria e in quell'anno entrò a far parte del patrimonio comunale.

Notizie curiose da altri tempi 8

Nel 1883 il periodico “Der Burggräfler” (pubblicato fino al 1926) riporta la seguente notizia:
"Laives, 13 dicembre. Il corpo dei vigili volontari del fuoco di Laives (fondato solo tre anni prima n.d.r.), composto da circa 80 elementi, in questi giorni ha sostituito il suo comandante Josef Ebner Jun. (che aveva ricoperto anche la carica di sindaco n.d.r.), assai sofferente, con l’attuale Sindaco (Vorsteher) Cesare Curzel, al quale ha poi tributato un caloroso “Evviva” il giorno 12 in piazza.”
Nella stessa corrispondenza si parla anche del collegamento viario tra il paese di Laives e la "fermata" (ancora non è una vera e propria stazione ma solo una fermata, n.d.r.) del treno, ossia dell'odierna via Stazione.
"La stessa si trova in pessimo stato e risulta intransitabile sia in estate che in inverno soprattutto per i numerosi carri. Evidentemente i danni causati dall'alluvione (del settembre 1882 n.d.r.) non sono stati riparati ma attualmente si lavora alacremente per ristabilire una situazione accettabile."
Da tempo i passeggeri del treno lamentano la mancanza di un punto di ristoro presso la fermata del treno. Le ferrovie imperiali non sono tuttavia intenzionate a intervenire e il Comune di Laives, a corto di risorse, fa orecchie da mercante.
Ed ecco che il giornalista ci annuncia la lieta novella: “In primavera sarà dato il via ai lavori di costruzione di un albergo/ristorante che possa ovviare allo scarso impegno di Ferrovie e Comune.”
Se son rose fioriranno...

Notizie curiose da altri tempi 9

Una volta tanto mi permetto di pubblicare una "notizia curiosa" che, in un certo senso e molto alla lontana, mi riguarda personalmente e che ho scoperto per caso sfogliando un'edizione del 7 marzo 1877 del "Volksblatt".
La notizia, apparsa sotto il titolo "Annunci di matrimonio a Bolzano e Dodiciville" è questa:
"Franz Dallapiazza, Baumann in Branzoll mit Antonia Sitta von Colognola bei Verona", ossia il signor Franz Dallapiazza, costruttore in Bronzolo, con Antonia Sitta di Colognola presso Verona.
Questa Antonia Sitta, nata a metà '800, era la sorella del mio trisnonno materno.

Notizie curiose da altri tempi 10

Il lontanissimo 16 aprile 1837, tale Ferdinand Prati porta a conoscenza di tutti gli interessati mediante annuncio sul giornale "Der Bote für Tirol" il fatto di essere entrato "in possesso di una licenza per svolgere l'attività di trasporto di persone mediante carrozza".
"La suddetta carrozza circola ogni mercoledì e sabato tra Egna e Bolzano, con partenza da Egna alle ore 6 d'estate e alle ore 7 d'inverno, mentre il ritorno è fissato rispettivamente alle ore 16 e alle ore 15 da Bolzano."
Il prezzo del biglietto da Bolzano a Laives e viceversa è fissato in 18 kr.
Nell'immagine: la carrozza di F. Prati che copriva la tratta Egna - Bolzano con fermata alla "Vecchia Posta" di Laives.

Notizie curiose da altri tempi 11

Un passaggio storico tra i più significativi per il paese di Laives fu quello riguardante lo spostamento della secolare strada principale - il cosiddetto "stradon" - (all'epoca denominata "Hauptpoststrasse", ossia strada postale principale), dalla vecchia sede di via D. Chiesa / via Marconi all'attuale tracciato lungo via Kennedy.
A tale proposito il 16 settembre 1830 sul giornale "Bote für Tirol" appare il relativo avviso d'asta per l'assegnazione dei lavori:
"Visto l'alto decreto governatoriale del 22 maggio (1830 n.d.r.) ... aperto dall'onorevole regio-imperiale direzione dei lavori il 6 luglio, ... la onorevole cancelleria regio-imperiale ha deliberato lo spostamento della "Hauptpoststrasse" (strada postale principale) che attraversa il paese di Laives... I costi per lavori di muratura e materiale di costruzione ammontano a 6913 fl. 12 kr. e i lavori saranno assegnati al miglior offerente e a chi darà relativa garanzia per il periodo di un anno..."
L'asta regolarmente bandita avrà luogo il giorno "9 ottobre alle ore 9 presso l'albergo Grosshaus (Casagrande) di Laives"... e i partecipanti dovranno depositare cauzione di 120 fl. e inoltre mettere a disposizione "i progetti, la descrizione dei lavori e le modalità di intervento"
Il bando d'asta, emesso dal Comune di Bolzano (di cui Laives è ancora frazione) il 6 settembre 1830 porta la firma di tale Liebener, aiutante del regio-imperial ingegnere e commissario circondariale per la rete viaria.

Notizie curiose da altri tempi 12

Tra otto- e novecento, il paese di Laives deve aver attraversato parecchi periodi di profonda crisi economica che hanno portato numerosi suoi abitanti sull'orlo della povertà assoluta. Ne sono testimonianza le decine e decine di avvisi di aste immobiliari pubblicati sui vari periodici e giornali dell'epoca, che riguardano pressoché tutti i masi e appezzamenti di terreno del paese. Alcuni poderi nel corso di un secolo sono stati venduti e rivenduti più volte, a prova del fatto che molte famiglie versavano in gravi difficoltà. Particolarmente agitati i periodi dopo la rivoluzione francese (1789) e ovviamente tutti i periodi bellici e pre- e postbellici. Vediamo ora un esempio:
Il 12 febbraio 1815 il Tribunale di Bolzano pubblica un avviso d'asta sul "Bote für Tirol" ("Messaggero del Tirolo) riguardante uno dei masi più importanti e grandi di Laives: il Fuschserhof (che poi sarà chiamato Bar Sole).
"Il giorno 11 del mese di marzo sarà venduto all'asta il cosiddetto Fuschserhof di Laives, ubicato nel Comune di Bronzolo (di cui Laives era dunque frazione n.d.r.), appartenente alla signorina Anna von Menz di Bolzano; il maso è composto di una egregia casa di abitazione, cortile, torchio, fienile e stalle; inoltre, di un vigneto di 75 Klastern (1 Klaster= 0,5 ettari), un campo di 5 vecchie Tagmahd (1 Tagmahd corrispondeva alla superficie che si poteva mietere in un giorno di lavoro) ossia 85 Klaster; in un bosco di 360 Klaster; in una campagna di 239 Klaster; in un terreno paludoso per fieno e paglia di 8 Klaster eccetera.
Il prezzo è fissato in 10.000 fl da pagare in dieci rate annue ogni "Lichtmess" (2 febbraio n.d.r.) in monete d'oro e d'argento.
L'asta avrà luogo presso l'albergo Grosshaus/Casagrande alle ore 13 e verrà chiusa alle ore 16."
Curioso il fatto che lo stesso Fuchserhof viene nuovamente venduto all'asta pochi anni dopo e precisamente il 25 marzo 1840 per il prezzo di 3550 fl. (fiorini) in danno di tale Anton Orsi, che evidentemente l'aveva acquistato alla precedente asta del 1815.

Notizie curiose da altri tempi 13

L'anno 1866 è passato alla storia per la cosiddetta guerra austro-prussiana, vinta dal Regno di Prussia di Bismarck. Laives faceva parte dell'impero d'Austria e fu quindi chiamata a dare il proprio contributo insieme ai comuni di Gries, Dodiciville, Tires e Meltina.
In un'apposita leva effettuata il 3 marzo di quell'anno (pubblicata sul "Volksblatt" del 7 marzo 1866), furono chiamati alle armi, tra gli altri: "Rainer Johann, figlio di contadini di Seit, Ranigler Josef, fabbro di Laives, Astfeller Anton, servo agricolo (famei) di Laives, Fulterer Johann, falegname di Laives, Pichler Michael, "famei" di Seit, Anesi Josef, "famei" di Laives, Weiss Josef, carraio di Laives e Bertoldi Fortunat, manovale di Laives".
Nulla ci è purtroppo noto sul loro destino personale di soldati imperiali ma sappiamo che i caduti furono sepolti al cimitero militare di S. Giacomo

Notizie curiose da altri tempi 14

In una corrispondenza da Laives del 23 luglio 1909 sul "Tiroler Volksblatt" (Giornale del popolo tirolese) si riferisce di un grave caso di avvelenamento collettivo dovuto al consumo di carne di cavallo avariata.
Scrive il cronista: "Contrariamente a quanto riferito la settimana scorsa, le persone colpite dai sintomi di avvelenamento alimentare non sono 30 ma tra le 60 e le 70. In qualche casa le persone costrette a letto sono 8, 10 o addirittura 12. Per fortuna nessuno è morto. Il medico comunale Dr. Thoenig ha fatto cose straordinarie. E di chi è la colpa? Ovviamente dell'addetto al controllo della carne. Sappiamo che si tratta di un contadino e ci chiediamo se costui dispone delle necessarie conoscenze. Perché non si affida al bravo veterinario di Laives il controllo della carne? Ogni persona dotata di buon senso la pensa a questo modo e il consiglio comunale di Laives voleva affidare questo incarico al veterinario Anton Weis. Ma il k.u.k. Obertierarzt (regio-imperiale veterinario capo) Dr. Feuerstein la pensa in un altro modo. Infatti non ha rispettato la delibera del consiglio comunale e costretto il comune ad affidare il controllo della carne ad un contadino! Quale disgrazia! Speriamo almeno che ora si corra ai ripari!"

Notizie curiose da altri tempi 15

Nell'edizione del 21 luglio 1909 il giornale "Tiroler Volksblatt" riporta la notizia di un furioso incendio "scoppiato domenica 16 luglio nella casa di Johann Curti, a Raut, e ciò mentre i coniugi Curti si trovavano in chiesa per la prima messa.
Le urla dei bambini hanno attirato l'attenzione dei vicini e in tal modo l'incendio non è andato oltre il solo sottotetto. La casa del fratello, Florin Curti, adiacente a quella incendiata, è stata del tutto salvata grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco di Laives. Causa dell'incendio dovrebbe essere stata una donna di servizio (Magd) e il suo incauto maneggiare di una candela. I danni ammontano a 3000-4000 corone fortunatamente coperti da una assicurazione."

Notizie curiose da altri tempi 16

Nelle "Bozner Nachrichten" (Notizie di Bolzano) del 30 gennaio 1912 appare la notizia che la ditta "Defranceschi e Pollo" di Bolzano ha acquistato l'intero "lotto Kurzel" (all'epoca una delle famiglie più in vista di Laives n.d.r.), composto di Unterberg/Sottomonte, Holzer, Ladler, Reinischhof e Weisshaushof. Il prezzo corrisposto è stato di 380.000 corone, con un guadagno netto per il precedente proprietario, che aveva acquistato il lotto cinque anni prima, di 100.000 corone.
Il signor Franz Defranceschi ha dichiarato di voler tenere per sè il Weisshaushof e Sottomonte e di affidare lo stesso (maso Unterberg n.d.r.) al signor Anton Visintainer di Laives.
Una parte di questo podere era stato acquistato qualche tempo prima dal signor Johann Koch jun."
Nel 1925 appare sullo stesso giornale un annuncio a cura dello stesso Franz Defranceschi: "Affittasi appartamento signorile composto di 7 stanze più accessori in Laives, Sottomonte."
Inoltre, "si ricerca uno Schaffer (amministratore/capo operai), sposato, di circa 30 anni, versato nella coltivazione di frutta e uva."

Notizie curiose da altri tempi 17

Per concludere il nostro ragionamento, diciamo che il culto di Sant'Antonio si diffuse in Europa intorno all'anno 1000, quando le sue reliquie furono portate in Francia a La-Motte-au-Bois, cittadina a metà strada tra Grenoble e Valence (che poi si chiamerà Saint-Antoine-en-Viennois). Non è dunque azzardato supporre che solo dopo quel momento il sito (e la chiesa) di Laives denominato "St. Anton" ottenne quel nome.
La testimonianza medievale del Vescovo di Trento (ma non è l'unica) che parla di "capella in honorem sancti Antoni confessoris antiquitis constructa" circoscrive ulteriormente il tempo da prendere in considerazione. "Antiquitis" non può che riferirsi a tempi remotissimi (Urzeit), che per un alto prelato tardo-medievale possono ragionevolmente considerarsi gli albori del proprio tempo ossia la parte terminale dell'Alto Medioevo (anno 1000).
Ciò appare convincente anche per il motivo che il Cristianesimo, religione ufficiale fin dai tempi di Teodosio (380), tardò a diffondersi nelle remote valli alpine anche a causa del dominio bavarese (fino al 788) su gran parte dell'odierno Tirolo, Bolzano e Laives comprese. La scarsità di edifici di culto paleocristiani rinvenuti è abbastanza eloquente: dalle nostre parti è nota solamente la basilica di S. Pietro presso Castelvecchio/Caldaro, risalente al V. secolo. La chiesetta di S. Procolo a Naturno è del VII. secolo.
E' dunque solo in epoca carolingia e postcarolingia che si può ipotizzare l'introduzione del toponimo "St. Anton".
Scrive lo studioso Imbrighi: "Tutti i toponimi preceduti dal titolo "Sant- o Santo" spesso hanno sostituito quelli di origine più antica." In effetti, pur in assenza di testimonianze degne di nota, non si può escludere che prima di quella famosa "capella" costruita a Laives (trattavasi certamente di un edificio molto piccolo, considerato che all'epoca l'abitato contava non più di qualche decina di case; ancora nel 1854 si parla di 70 edifici), il luogo fosse consacrato ad una divinità pagana: posto che è difficile pensare che i (pochi) Romani e post-Romani insediati sul nostro territorio (specialmente in Galizia e Sottomonte) non praticassero alcun culto. E poiché l'agricoltura era il perno di quel mondo, si può senz'altro dedurre che uno spazio o area sacra dedicata a Saturno (di piccole dimensioni anche in questo caso) esistesse in quel posto (o in un altro non lontano). Non si dimentichi che il culto di Saturno era diffusissimo nella Valle dell'Adige e lo stesso S. Viglilio subì il proprio martirio a colpi di sgalmere in Val Rendena per aver gettato nel fiume Sarca una statua di questa divinità.

Notizie curiose da altri tempi 18

"Un altro motivo determinante per l'italianizzazione della Valle dell'Adige risiede nella cultura e lavorazione della seta, che già a partire dagli anni '30 (dell'800 n.d.r.) ha preso piede a Bolzano e dintorni e particolarmente a Laives e Settequerce e per la quale ci si serve quasi esclusivamente di mano d'opera a basso costo proveniente dal Welschtirol (Trentino).
Oggigiorno la Filanda di Laives non esiste più e la stessa lavorazione della seta è quasi scomparsa a causa della nota malattia che ha colpito i bacchi da seta e dei prezzi in picchiata della seta stessa, ragion per cui solo nella zona di Salorno viene ancora praticata a causa della povertà dei locali terreni paludosi...
La scomparsa di questa attività economica (produzione della seta n.d.r.) dovrebbe dunque avere come conseguenza anche la scomparsa dell'elemento italiano, e ciò per tutti i tempi, dato che questa cultura è completamente priva di prospettive future".
Ricordiamo che la Filanda di Laives fu realizzata nel 1849 dal commerciante bolzanino Josef Franz Mair e dal milanese Anton Giorgi, che acquistarono il terreno (ca. 2000 mq) denominato "monte degli ulivi" per 1200 fl. da Theres Curzel, proprietaria del Kalten Kellerhof (Caneve).

Notizie curiose da altri tempi 19

Ad un anno dal crollo dell'impero asburgico e dall'inizio della prima guerra mondiale, a Laives ebbero luogo le prime elezioni comunali democratiche. Non fu un'impresa del tutto semplice e scontata, giacché - per cause che non vengono riferite - le operazioni di voto dovettero essere ripetute per ben tre volte.
Scrive infatti il giornale "Der Tiroler" il 25 novembre 1913: "Il 19 novembre 1913 si sono concluse (sic!) le elezioni comunali di Laives iniziate il 30 giugno dello stesso anno."
L'esito fu comunque certo e soddisfacente: "Per la prima volta - e al terzo scrutinio - sono stati eletti 18 "Gemeindevaeter" (padri comunali ossia consiglieri)..."
Come "Vorsteher" (sindaco) fu eletto Josef Ebner, 1. consigliere Franz Pircher, Kalcher, 2. consigliere Alois Gerber, possidente, 3. consigliere Josef Fiorioli, possidente, 4. consigliere Franz Pfeifer, possidente."
Immaginiamo che costoro, in quanto consiglieri più votati, avessero poi formato la giunta comunale.

Notizie curiose da altri tempi 20

Un gran giorno di festa per la comunità di Laives fu quello del 25 febbraio 1867. Infatti, come scrive la "Bozner Zeitung" in una breve nota da Laives del giorno successivo, "ieri una festa assai particolare ha avuto luogo a Laives e cioè la benedizione di ben due campane nuove a cura del prevosto di Bolzano, che ha poi concluso la cerimonia con un discorso molto cordiale ..."
"La fusione delle campane è perfettamente riuscita e anche in questa occasione si è confermata l'assoluta maestria del signor Bartolomeo Chiappani. E poiché queste campane sono state realizzate con il contributo dei cittadini di Laives, di numerosi nobili donatori di Bolzano e circondario e soprattutto grazie al generoso contributo di Sua Maestà Erzherzog Heinrich (arciduca Enrico, 1828-1891), il consiglio parrocchiale intende ringraziare tutti i donatori vicini e lontani a nome di tutta la popolazione di Laives."
Ricordiamo che Bartolomeo Chiappani il giovane era figlio di Lorenzo Chiappani e nipote di Bartolomeo Chiappani il vecchio, fondatore nel 1754 della prestigiosa fonderia k.u.k. Chiappani di Trento, che realizzò campane per quasi tutte le chiese dell'impero asburgico e quindi anche del Trentino-Alto Adige.

Notizie curiose da altri tempi 21

Il 28 giugno 1911 la cancelleria del Tribunale civile di Bolzano comunica sul giornale "Der Bote fuer Tirol" che è stata registrata nell'apposito registro delle società cooperative il "Familienkonsumverein Leifers", ossia la "Famiglia Cooperativa di Laives".
A norma dello statuto approvato il 26.3.1911, la cooperativa agricola a r.l. ha come oggetto sociale "l'istruzione in senso cristiano e sociale nonché il miglioramento delle condizioni morali e materiali dei propri soci", da realizzare mediante: "consegna agli aventi diritto di beni agricoli, casalinghi e altro..." e inoltre "di favorire il sostegno dei meno abbienti con appositi interventi..."
"Il consigliio direttivo è composto dai signori: Modesto Silvestri, agricoltore, presidente; Christian Vizenzi, possidente, vicepresidente; Salvator Chimelli, cassiere; Dominik Paoli, possidente; Bortolo Menegatti, possidente; Angelo Frasnelli, possidente; Franz Ducati, ferroviere in pensione; questi ultimi tutti membri del consiglio di amministrazione e tutti residenti a Laives.
Il presidente e il vicepresidente sono autorizzati a firmare atti e documenti in nome della cooperativa."

Notizie curiose da altri tempi 22

Una volta tanto concediamoci - oltre alla storia - anche un po' di gossip... d'annata, senza offesa per alcuno, sia ben chiaro.
Siamo nel 1867, 149 anni fa, Austria e Ungheria si sono appena unite, Garibaldi sta per essere sconfitto a Mentana, in Inghilterra viene concesso il diritto di voto a tutta la popolazione maschile.
E a Laives? A Laives era appena arrivato come maestro di scuola tale Friedolin Jörg di S. Valentino alla Muta, che si distinse anche per il suo impegno in campo musicale. Fu infatti apprezzato organista e direttore del coro nonché tra i soci fondatori della banda musicale, che diresse per ben 35 anni.
Il 1. settembre 1867 sul noto giornale "Volksblatt" appare un singolare "annuncio privato" di tale Johann Gerber, proprietario del Thurnerhof (noto anche come Pallmann o Pallhaus dato che in origine era un deposito per le merci - appunto denominate ballen - trasportate sull'Adige) che non sarà di certo sfuggito agli attenti lettori di quel tempo.
Scrive dunque il Gerber, che evidentemente deve aver avuto qualche leggero diverbio con la propria stimata consorte: " Io sottoscritto Johann Gerber, proprietario del Thurnerhof di Laives, comunico pubblicamente di avere in data odierna revocato a mia moglie Magdalena nata Monsorno la procura a rappresentarmi in qualsiasi atto o negozio giuridico.
Qualora mia moglie concluda comunque contratti o commerci in mio nome dichiaro fin d'ora che questi sono da ritenersi nulli a tutti gli effetti e le parti dovranno rivalersi esclusivamente su di lei e non su di me."
Lo stesso Thurnerhof sarà comunque messo all'asta al prezzo di 8650 fiorini e venduto e rivenduto più volte nel corso dei successivi decenni. Sic transit gloria mundi.

Notizie curiose da altri tempi 23

La prima guerra mondiale, che portò morte e distruzione in tutta Europa, condusse alla dissoluzione dell'impero asburgico di cui anche Laives faceva parte da molti secoli. Tra i 10.000.000 di soldati morti e i 21.000.000 di feriti, anche diverse famiglie di Laives dovettero piangere le loro vittime.
Il "Tiroler Volksblatt" del 14 febbraio 1917 riferisce della morte e del funerale del giovane "Oberjaeger" Innozenz Clementi, "persona stimatissima a Laives. Infatti gli uomini ancora presenti in paese hanno partecipato compatti alle sue esequie. Anche da Vadena sono giunti molti militari con gli ufficiali in testa. Le scolaresche di Laives e Vadena erano presenti al gran completo, cosicché il corteo funebre, nonostante la grande distanza tra la casa di abitazione del defunto e la chiesa e le pessime condizioni della strada ha assunto una lunghezza impressionante. Sei sacerdoti hanno accompagnato il feretro. Il buon "Zenz" ha meritato tutti questi onori perché fu un grande uomo e un vero eroe sui campi di battaglia. Sempre in prima fila, si è guadagnato la stima di superiori e compagni con azioni temerarie per le quali sarà ricordato in eterno e ricompensato dal Signore. L'eroe defunto pregherà per noi e la patria davanti al Signore che sarà la sua ricompensa."
Ma Clementi non fu l'unico "eroe" di Laives caduto sul campo. In maggio dello stesso anno "furono celebrate, dopo lunga agonia e con grande partecipazione popolare le solenni esequie del soldato Albert "Berto" Pauli, protagonista di memorabili gesta sui campi di battaglia e uomo onesto e spiritoso stimato da tutti."

Notizie curiose da altri tempi 24

Nel giornale "Bozner Nachrichten" del 13 maggio 1914 appare una curiosa nota riferita al traffico tra Bolzano e Laives e, soprattutto, alle pessime condizioni di quella che allora si chiamava "Italiener Reichsstrasse", ossia "Strada imperiale degli Italiani", poiché rappresentava il principale collegamento verso sud e, quindi, tra l'Austria e l'Italia.
Scrive il giornale: "Su suggerimento del signor Anton Monsorno, il Comune di Laives ha deliberato di chiedere al competente erario stradale l'allargamento alla misura minima di 6 metri della strada tra il maso Vurza (Wurzerhof) e Laives - e ciò a partire dal Nesselbrunnengraben, ossia dal fosso Nesselbrunn, e quindi di adeguarla alle attuali esigenze di traffico.
Quotidianamente transitano su questa strada 30 autobus, il postale Bolzano-Val di Fiemme, numerose automobili private e biciclette e inoltre carri di fieno, frutta e uva nonché - il sabato e i giorni di mercato - numerosi corrieri. Non si può dunque pensare che quello dei Laivesotti sia un semplice capriccio, e lo stesso signor Monsorno quest'inverno ha rischiato di rimanere coinvolto in un grave incidente a causa delle condizioni della strada. E siccome l'autorità chiede continuamente nuove tasse e gabelle, la popolazione ha il diritto di avere almeno una strada sicura."

Notizie curiose da altri tempi 25

Il 16 dicembre 1869 sulla "Bozner Zeitung" appare un bando pubblico a firma dei due sindaci (Vorsteher) di Laives e Bronzolo, Alois Erlacher e Salvator Nardoni, per l'assegnazione del posto di medico condotto dei due comuni, vacante in seguito "alle dimissioni del precedente medico dottor Jakob Benoni; per tale incarico viene riconosciuto, oltre al diritto all'abitazione gratuita, una retribuzione annua di 650 fl. austriaci."
I candidati dovranno presentare i seguenti requisiti:
"1) conoscenza della lingua italiana e tedesca,
2) tenuta di una propria farmacia a domicilio (Hausapotheke),
3) residenza a Laives,
4) disponibilità ad effettuare quotidianamente visite a domicilio a Bronzolo,
5) reciproco preavviso di 3 mesi in caso di rinuncia o licenziamento,
6) a questo incarico non è collegato alcun diritto ad una pensione o provvigione e neppure all'assegnazione definitiva del posto.
Delle ulteriori condizioni di servizio che in seguito saranno comprese nel contratto di lavoro può essere presa visione negli uffici comunali. I candidati dovranno esibire diploma di laurea in medicina, chirurgia e ostetricia nonché dettagliato curriculum e certificato attestante l'età, lo stato civile e il numero dei famigliari a carico."

Notizie curiose da altri tempi 26

Il 28 dicembre 1865 il paese di Laives fu teatro di un gravissimo incendio che devastò uno degli edifici più antichi e importanti del vecchio centro ossia il cosiddetto Kölblhof o "Gasthof zur Alten Post / Albergo alla Vecchia Posta" nell'odierna via Noldin, la locanda più vecchia di Laives citata nelle cronache fin dal 1474, quando viene nominato tale Kristian Kölbel quale proprietario.
Tutti i giornali tirolesi ne parlarono per settimane e anche nella memoria collettiva dei vecchi Laivesotti e abitanti della Posta Vecchia rimane a lungo traccia del terribile evento.
Scrive la "Bozner Zeitung" del 30 dicembre: "Una terribile disgrazia ha colpito ieri (in realtà il 28.12.1865 n.d.r.) il vicino comune di Laives. Verso le otto di sera, nella stalla e nel fienile della casa del signor Sindaco Alois Erlacher è scoppiato un imponente incendio che a causa del forte vento in pochi minuti ha avvolto completamente anche la vicina casa di abitazione occupata da ben 14 famiglie. Nonostante i soccorsi giunti immediatamente da Bolzano e da altri luoghi vicini come S.Giacomo, Bronzolo, Ora e Vadena, le fiamme hanno praticamente divorato l'intero edificio con tutto il suo contenuto e le povere famiglie di braccianti e artigiani con i loro numerosi figli, che già dormivano nei propri letti, non hanno potuto che mettere in salvo la propria nuda vita.
Disgrazia nella disgrazia, la grande distanza tra l'edificio in fiamme e le fonti d'acqua, che tramite vecchi tubi ha dovuto essere condotta sul luogo dell'incendio dal Rio Vallarsa. Secondo prime stime, I danni ammontano a 20.000 fiorini austriaci. Le cause dell'incendio non sono ancora note. La redazione della "Bozner Zeitung" invita tutti i cittadini a sostenere con offerte le povere vittime della disgrazia."
L'articolo si conclude con la testimonianza di alcuni viaggiatori giunti sul luogo la sera stessa, "che hanno riferito di aver notato la casa in fiamme da molti chilometri di distanza risalendo la valle dell'Adige da Trento in treno."
Nelle settimane successive, la stampa continua a parlare di questo incendio, il proprietario Erlacher, sindaco di Laives, ringrazia pubblicamente i soccorritori e vari giornali organizzano collette per sostenere le povere vittime che a loro volta ringraziano con un annuncio i generosi concittadini firmandosi "Die Abgebrannten", i bruciati.
Fu proprio questo disastroso incendio a favorire, di lì a poco, la nascita del locale corpo dei vigili del fuoco volontari.

Notizie curiose da altri tempi 27

Sul giornale "Bozner Nachrichten" del 10.12.1901 una curiosa notizia di cronaca nera: tale "Josef Prackwieser, volgarmente detto Kolber, nativo di Bolzano, successivamente emigrato a Cornedo, sposato e ora residente a Vadena" è stato citato davanti alla Corte di Assise di Bolzano per sentirsi condannato a una severa pena a causa di una serie di reati commessi in più occasioni, tra cui atti osceni in luogo pubblico, violenza privata, minacce, estorsione, danneggiamenti e furti vari.
Per motivi di moralità pubblica l'udienza si tiene a porte chiuse. Giudice il signor von Trentini, Pubblico ministero il signor Christanell, Difensore l'avv. Anton Kinsele.
Tralasciando i delitti compiuti in altri comuni, a Laives il Prackwieser si rende protagonista "di un furto con scasso tra il 5 e il 6 luglio ai danni dell'oste del Kalten Keller (Caneve) di Laives Franz Grummer di 4 salami, valore 9 corone, di 1 kg di burro, valore 2 corone, nuovamente 4 salami nella notte tra l'8 e il 9 agosto, e inoltre 30 uova e contanti per 4 corone, poi nella notte del 17 settembre altri 5 salami, 4/5 kg di salsicce, burro per 4 corone e contanti per altre 4 corone. Al signor Mueller Johann, Hofer di Laives, lo stesso Prackwieser ha rubato un pezzo di speck di 16 kg e del valore di 35 corone.
Tutti i reati commessi dal Prackwieser sono documentati. Attendiamo la giusta sentenza".

Notizie curiose da altri tempi 28

Che la gente di Laives, concreta e poco incline ai sofismi, abbia sempre guardato con diffidenza e distacco al mondo della politica, è innegabile... A tal proposito non stupisce più di tanto l'accorato avviso pubblicato il 24 dicembre 1869 dal Sindaco dell'epoca Alois Erlacher sul giornale "Bozner Zeitung":
"Avviso.
Poiché in data odierna (22.12.1869 n.d.r.) si sono presentati alla locanda "Kölblwirtshaus" (Vecchia Posta n.d.r.) soltanto sei elettori interessati all'elezione della rappresentanza comunale, va da sé che la stessa ha dovuto essere rinviata.
Pertanto, con riferimento al precedente avviso nr. 301 del 15 dicembre, con la presente comunicazione si procede ad un ulteriore tentativo di elezione (dell'amministrazione comunale n.d.r.) che viene fissata per il giorno martedì 28 del mese alle ore 8 presso il "Kölblwirtshaus".
il sottoscritto Sindaco non si rassegna alla triste circostanza che qualcuno non si renda conto dell'importanza della nomina dell'amministrazione comunale; pertanto guarda fiducioso alle prossime elezioni del 28 c.m. sperando nella presenza di un congruo numero di elettori in rappresentanza di tutti e tre i corpi elettorali. In caso contrario si vedrà costretto a rimettere la delicata questione per i provvedimenti del caso nelle mani di Sua Eccellenza il k.u.k. Bezirkshauptmann (governatore circondariale) di Bolzano, la qual cosa sarebbe veramente una grande vergogna per tutti i responsabili... Firmato: Il Sindaco Alois Erlacher."
Forse a parziale giustificazione dei distratti Laivesotti si può dire che quell'anno avevano veramente altri pensieri: era appena terminata la guerra austro-prussiana che non aveva risparmiato molte famiglie, il 17 novembre venne aperto il canale di Suez, le campagne tra Bolzano e Laives furono devastate dai maggiolini, dalle "zorle" e dall'oidio nonostante i trattamenti con lo zolfo e lo sparo dei mortaretti, sulle strade spopolava la nuova modo della bicicletta, era in fase di ultimazione la costruzione della ferrovia Innsbruck-Bolzano e sui fiumi continuava il trasporto delle merci verso sud...

Notizie curiose da altri tempi 29

Il termine tedesco "Au" (da "Aue") non è facilmente traducibile: infatti si tratta di un terreno alluvionale o di un prato paludoso adibito a pascolo. E', comprensibilmente, molto frequente nella nostra zona: basti pensare a "Oberau", Oltrisarco, oppure "Unterau", il vecchio nome di S.Giacomo. Fino ai primi decenni del 20. secolo, le campagne tra l'Agruzzo e Laives si chiamavano "Leiferer Auen", terreni paludosi coltivati a granturco o prato. Vi pascolava il bestiame nei mesi invernali. Quando Laives divenne comune autonomo, Bolzano chiese di poter continuare a portare i propri cavalli in zona Unterau, dove brucavano da secoli. "Aue", tra l'altro, deriva dall'antica voce "ouwa", che a sua volta è imparentata con il termine acqua.
Ovviamente i terreni nelle "Auen" (oggi chiamati "Part") erano i meno ambiti e perciò coltivati soprattutto dai contadini più bisognosi. Nella "Bozner Zeitung" del 10 ottobre 1866, in piena guerra austro-prussiana, appare un annuncio del Comune di Laives (che evidentemente era il proprietario di questi terreni) per l'affitto di "Turkacker", campi di granturco.
"Il Comune di Laives comunica a tutti gli interessati che il giorno 15 - e se necessario anche 16 - di ottobre presso l'albergo Grosshaus avrà luogo l'asta pubblica per la concessione in affitto di 49 appezzamenti di terreno ubicati in "Leiferer Au" e "Unterau" (le odierne Part) coltivati a prato, granturco e in parte coperti da gelsi da seta. La durata dell'affitto per i migliori offerenti sarà di 10 o 15 anni a partire dal 1. gennaio 1867.
L'affitto annuo dovrà essere pagato in anticipo e gli assegnatari dovranno dare sufficiente garanzia o presentare un garante. Firmato il Sindaco A. Erlacher."

Notizie curiose da altri tempi 30

Che nei secoli trascorsi non fossero né la pasta né le patate ma la polenta l'alimento principale sulle tavole dei Laivesotti è comprovato da una curiosa notizia apparsa sul giornale "Volksblatt" del 07.05.1873.
Ricordiamo che il 1873 fu l'anno in cui l'Europa fu colpita dalla grande depressione (crollo della Borsa di Vienna), con una crisi economica e sociale generalizzata che colpì tutti i settori e in particolare l'agricoltura (sul mercato comparirono molti prodotti americani, favoriti dal miglioramento dei trasporti marittimi passati dalla vela al vapore), causando l'impoverimento di gran parte dei piccoli coltivatori.
Nell'articolo in questione si narra di un grave periodo di "magra" che colpì in particolare Laives e la zona circostante. "Tutti conosciamo la grande pianura che si estende a sud dell'Isarco, con i suoi prati, campi, frutteti, vigneti e gelsi da seta. Dunque ascoltate: già il mal bianco e altri parassiti avevano fatto svanire ogni speranza di raccolta di frutta e non era rimasta che la speranza in una buona vendemmia e raccolta dai gelsi da seta quando arrivarono le due terribili notti gelide del 28 e 29 aprile che come un'iniezione di veleno hanno prodotto la morte prematura dei delicati germogli delle vigne e delle foglie dei gelsi.
Le zone maggiormente colpite sono state quelle di Laives con le frazioni di Seit, S. Giacomo e Montelargo. Aggiungo inoltre che anche la messa in sicurezza dell'Adige dopo le alluvioni del 1868 e la realizzazione dei fossati di scarico sono costati molto lavoro e denaro e le vittime di quegli eventi sono ancora in attesa dei promessi sgravi fiscali; e pare proprio che 4 anni e mezzo non siano sufficienti a portare a termine tale operazione. In queste condizioni non ci si può meravigliare se il morale della popolazione è a terra. Che almeno Dio ci doni pazienza e polenta a sufficienza."

Notizie curiose da altri tempi 31

Abbiamo già riferito in precedenti note che tra il 18. e il 20. secolo molti masi storici di Laives vennero venduti e rivenduti (o concessi in affitto dai proprietari terrieri, perlopiù nobili bolzanini) più volte nel corso di aste pubbliche. I relativi bandi (Versteigerungsedikte) apparivano regolarmente sulla stampa dell'epoca e la descrizione dettagliata degli immobili venduti all'incanto ci permette oggi di sapere con precisione com'erano composti questi "Besitze" (poderi) e il luogo esatto dove si trovavano.
Interessante anche la circostanza che quasi tutti i terreni di Laives (prati, campi, vigneti eccetera) erano contraddistinti da un proprio toponimo, nomi oggi purtroppo quasi completamente dimenticati o difficilmente riconducibili a questo o quel campo.
Il 15 novembre 1827 (allora l'Austria comprendeva anche il regno Lombardo-Veneto, perso definitivamente nel 1866) il "Bote fuer Tirol" pubblica uno di questi bandi (Edikte) a cura del Tribunale civile e criminale di Bolzano.
Riguarda il noto maso "Holzer", all'epoca di (o in affitto a) tale Thomas Franchin.
Dal bando veniamo a conoscenza del fatto che il "Holzer" comprendeva "una casa di abitazione con varie stuben (sale), camere, cantina, "boidor", "stabit", stalla e magazzino per le granaglie; inoltre un vigneto e un prato circondato da gelsi da seta.
Di quanto raccolto e vendemmiato dev'essere consegnato annualmente agli eredi del signor von Zieglauer: 3 botti di mosto, 2 staar di segale, 5 galline, 1 oca e in denaro 35 corone quale canone di affitto; al convento di St. Ulrich di Augsburg e al prevosto di Bolzano rispettivamente per 2/3 e 1/3 un tributo in generi alimentari; per "Kuechensteuer" (tassa del focolare) al magistrato di Bolzano 19 corone annue a S. Martino; al proprietario del maso Unterberg/Sottomonte di Laives 5 fiorini quale canone per l'acqua; al signor curato per il suo mantenimento 2 fiorini e 3o kr."
Questi beni confinano con il vigneto del Kalten Keller (caneve) denomnato Aubacker, con la strada principale (Landstrasse), con il vigneto del signor von Reinisch. Sono stimati in 2200 fiorini.
Compone inoltre il podere "un appezzamento di terreno denominato "Holzer Wiesl", del valore di 350 fiorini; inoltre un prato denominato "Mittel- o Grindwiesel", del valore di 150 fiorni; una campagna con qualche vigna nei pressi della casa denominata "Landwiese", confinante con l"Aspmaiermoos", il "Gemeindemoos (palude comunale)", la "Ochsenwiese" e... il Landgraben (fossa provinciale)...
L'asta avrà luogo il 30 novembre alle ore 15 e oltre ai beni suindicati saranno venduti anche attrezzi vari, vino e granaglie di pertinenza del "Holzer"."

Notizie curiose da altri tempi 32

La realizzazione della linea ferroviaria del Brennero (Innsbruck-Verona, progetto di Luigi Negrelli, noto anche per aver progettato il canale di Suez) inaugurata nel 1859, richiese l'esproprio di diversi terreni ubicati nel comune di Laives.
Anche in questo caso l'elenco dei proprietari, pubblicato il 09.04.1856 dalla "Bozner Zeitung", ci permette di venire a conoscenza di alcuni nomi storici - oggi purtroppo dimenticati - di campi, prati e pascoli situati nel territorio di Laives.
Vediamone alcuni: "Terreno del Comune di Laives, rappresentato dal Sindaco Franz Gerber, denominato Stierwiese, ossia prato del toro; prato dei coniugi Gottardi nella Fuchserau (terreno paludoso Fuchser); campagna e vigneto di Peter Franko e Dominik Komper nella medesima Fuchserau; campo di Josef Pircher, Goldegger, nei pressi del Landgraben (fossa) nonché la Aspmeierwiese; campo e vigneto denominato Burgerwiese, di proprietà di Johann Gerber del maso Thurner; la Flascherwiese di Franz Gerber; il vigneto denominato Montanerie e la Ingramwiese di Anton Franzelin; la campagna di Stephan Häußl denominata Rauthhof; la campagna di Franz Gerber denominata Rautwiese; la campagna di Josef Gerber, Tschuegg di Breitenberg/Montelargo, denominata Egartenwiese; la campagna di Gerber Johann ubicata nel Ergartenviertel (quartiere Ergarten); la Giesenwiese (campo presso il Giesen) di Johann Grumer; la Muellerwiese o Schwerwiese di Anton Rossi; il Weishaushof di Theres Kurzel.
Il 18/5/1859 appare sulla "Bozner Zeitung" la cronaca dell'inaugurazione della ferrovia, avvenuta il 16 maggio 1859:
"In migliaia erano accorsi per assistere all'arrivo del treno e se ne stavano in folte file alla stazione, sul ponte sull'Isacco, lungo la massicciata ferroviaria, sul Calvario. Il Virgolo brulicava di spettatori in attesa, finché alle 13 gli scoppi dei mortaretti non annunciarono l'avvicinarsi del treno. Il convoglio era trainato da due locomotive battezzate con i nomi di Bolzano e di Trento; erano quasi del tutto ricoperte da festoni multicolori e fronde, e trainavano una fila di vagoni che fecero il loro ingresso in stazione mentre si levavano le note dell'inno nazionale suonato da una banda e la folla applaudiva".

Notizie curiose da altri tempi 33

Sul giornale "Bozner Nachrichten" del 9 agosto 1898 appare la curiosa notizia "delle nozze di diamante (60 anni di matrimonio n.d.r.) che saranno celebrate a Laives nel prossimo mese di settembre".
Protagonisti dell'evento i "coniugi Bologna, che godono tuttora di ottima salute fisica e mentale nonostante i complessivi 172 anni di età. Infatti il marito Alois Bologna conta 87 anni, la moglie Anna Bologna nata Komper 85. Nell'anno della grande alluvione (1882) l'allora 71enne Alois Bologna si distinse per il suo grande impegno nel trasporto di merci tra Bolzano e Chiusa con il suo tiro di buoi, dimostrando una encomiabile laboriosità e una invidiabile forza fisica. La coppia è rispettata per la sua specchiata onestà da giovani e vecchi in tutta la comunità. Speriamo il Signore ce li conservi in vita per lunghi anni ancora."

Notizie curiose da altri tempi 34

Un personaggio molto noto e apprezzato della Laives a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo fu indubbiamente la signora Anna Micheletti, ostetrica comunale nata a metà 800 e attiva per oltre cinque decenni.
Nella sua edizione del 5 febbraio 1937 ("XV dell'era fascista"), il giornale "Alpenzeitung", pubblicato dal 1926 al 1943 dall'Ente cooperativo provinciale della stampa fascista, organo dipendente dal Partito Nazionale Fascista, fondato con l'obbiettivo da parte del regime di Mussolini di creare un quotidiano filo-governativo di lingua tedesca, dedicò un lungo articolo all'allora settantottenne ostetrica, descrivendone le gesta e il lungo servizio a favore di due generazioni di donne laivesotte.
"Credo di aver assistito a qualcosa come 4000 parti", raccontò la signora Micheletti, che aveva preso servizio a ventisette anni e probabilmente vide nascere buona parte dei Laivesotti nati tra i due secoli. "Anche mia madre e mia nonna avevano svolto la professione di ostetrica", disse ancora la signora Anna, "e le mie figlie Giuseppina di 51 anni e Clara di 36 anni fanno lo stesso mio mestiere. Oggi in casa siamo in tre ad occuparci dei nascituri di Laives e dei paesi limitrofi".

Notizie curiose da altri tempi 35

Una lettera davvero curiosa apparve l'1 agosto 1922 sul giornale "Der Tiroler" (nome originario del quotidiano Dolomiten fondato nel 1882). Portava la firma dei "lavoratori (Arbeiterschaft) di Oberau/Oltrisarco, St. Jakob/S.Giacomo e Leifers/Laives" e riguardava, guarda caso, gli orari del tram e il prezzo dei biglietti...
Scrivono infatti i lavoratori: "Chiediamo cortesemente che le partenze del tram da Vurza (verso Bolzano n.d.r.) avvengano ogni 30 anziché ogni 40 minuti, in modo che i sottoscritti lavoratori riescano a raggiungere senza ritardi il proprio posto di lavoro oppure, prendendo il tram precedente, siano costretti ad aspettare inutilmente quasi un'ora a Bolzano. (...)
Il tram da Vurza verso Bolzano dovrebbe sempre partire ogni 30 minuti, fatto che non peserebbe sui bilanci della società e renderebbe inutile l'aggiunta di una carrozza al tram successivo. Inoltre siamo certi che molte più persone, che ora preferiscono andare a piedi o in bicicletta, si servirebbero del mezzo pubblico. Sarebbe poi opportuno che la riduzione dei prezzi del biglietto per i ferrotranvieri, molti dei quali impiegati proprio su questa linea, valesse per tutto il giorno giacché costoro devono recarsi al lavoro nel corso di tutta la giornata. Anche per gli scolari che si recano a scuola a Bolzano sarebbe opportuno introdurre una riduzione del biglietto perlomeno del 50%."
Insomma, nulla di nuovo sotto il sole... almeno fino all'ottobre di quell'anno, quando avvenne la marcia su Roma e di fatto l'Italia liberale cedette il posto al regime fascista.

Notizie curiose da altri tempi 36

Gli ultimi mesi della prima guerra mondiale sconvolsero non solo la geografia politica europea ma entrarono di prepotenza nel cuore delle famiglie coinvolte; fame, confusione, distruzione e morte non risparmiarono praticamente nessuno. Moltissimi furono anche i soldati dispersi (molti dei quali in Galizia) di cui non si ebbero più notizie, lasciando le famiglie nel dolore e nell'incertezza.
Sui giornali e bollettini dell'epoca apparvero quindi moltissimi annunci di morte presunta riguardanti soldati mai più tornati dal fronte.
Anche diversi ragazzi di Laives e le loro famiglie dovettero subire questa terribile sorte. il "Foglio annunzi legali della Prefettura di Trento" del 12.07.1919 (nel frattempo l'Alto Adige era passato sotto il governo italiano) pubblica, tra molti altri, il seguente annuncio:
"Avviamento della proceduta allo scopo della dichiarazione di morte.di Augusto Giovanni Gamper figlio di Francesco e Anna Unterhauser, nato a Leifers ai 31.8.1883, colà pertinente, ammogliato, contadino in Leifers, che alla mobilitazione generale venne arruolato ai I. reggimento cacciatori imperiali tirolesi, e colà 5.a comp, da campo partì per la Galizia; e venne ferito gravemente ai 7.9.1914 presso Rawaruska e da quell'epoca è scomparso.
Dovendosi in seguito a ciò supporre che subentrerà la presunzione legale di morte (...) su richiesta della moglie Rosa Gamper nata Bortolameotti, massaia, viene avviata la procedura... "
Altri ragazzi furono più fortunati e tornarono a casa dalla prigionia.

Notizie curiose da altri tempi 37

Insieme alla "Vecchia Posta / Alte Post" (Kölblhof) nel vecchio centro di Laives, il Großhaus / Casagrande ha rappresentato per secoli il punto di ritrovo principale per la comunità rurale di Laives.
Molte ovviamente le vicissitudini che lo riguardano direttamente o indirettamente. Molti anche i passaggi di proprietà, dovuti spesso a periodi di grave crisi economica, eventi bellici o disgrazie personali.
Nel 1858, mentre migliaia di Tirolesi emigrano verso il Brasile, il primo treno da Verona raggiunge la nuova stazione di Bolzano e viene finalmente costruita la strada della Val d'Ega da Cardano a Nova Levante (importante soprattutto per il rifornimento di legname), appare sul "Bote für Tirol" la notizia dell'asta immobiliare riguardante l'intero maso " ora denominato Großhaus, un tempo Krug- o anche Schmirberhof, di proprietà di Anton Franzelin".
Il maso era composto da "una casa adibita ad abitazione e un fienile (Feuer- und Futterbehausung) nonché da un locale pubblico chiamato Großhaus e da un orto / Gemüsegarten; di un terreno sopra la casa (campagna e vigneto); un campo denominato Pflanzerlegut confinante con la strada postale, con Franz Gerber e Theres Kurzl; una campagna con vigneto denominata Jauch confinante con gli eredi di Jakob Erlacher, Franz Gerber, Theres Kurzl e il Flascherhof; un "Holzberg" (appezzamento per legname o bosco) confinante con il Schloesslhof, il Thurner, il Fiederer e il Mahrhof; la cd. Mooswiese (prato paludoso) ubicato nella Jauch e assegnato dal Comune di Laives; il tutto ad un prezzo di stima di 16400 fiorini."

Notizie curiose da altri tempi 38

Non diversamente dalle altre popolazioni prevalentemente agricole dei tempi passati, anche i nostri progenitori in caso di bisogno ricorrevano a usanze e riti loro tramandati dai propri avi e più o meno "razionali" ed efficaci.
Per una comunità rurale che vive quasi esclusivamente del raccolto dei campi, una delle sciagure peggiori è senza dubbio la carenza di acqua, di pioggia nei mesi estivi. Conosciamo centinaia di riti giunti a noi dalla notte dei tempi e praticati sempre e ovunque con lo scopo di scongiurare qualche divinità celeste o "santa" di regalare la pioggia.
E che c'entra con Laives tutto questo discorso? C'entra, eccome: infatti ancora nell'anno 1931 - in piena epoca fascista - si praticava dalle nostre parti un rito propiziatorio della pioggia che probabilmente trova la sua origine nella notte dei tempi. A documentare questa usanza è un articolo apparso il 26 maggio di quell'anno sul giornale "Alpenzeitung" e intitolato " Ein althergebrachter Bittgang" ovvero "un'antica rogazione". Rogazione, nella liturgia cattolica, significa "pubblica processione di supplica accompagnata da litanie, che si faceva per propiziare il raccolto".
La rogazione di cui si parla nell'articolo riguarda una processione che si svolgeva annualmente da Laives a Pietralba il lunedì di pentecoste. Fino alla prima guerra mondiale, era riservata agli uomini (contadini) di Laives, S. Giacomo, Dodiciville, Castelfirmiano e Bolzano, che partivano da Laives a mezzanotte e ritornavano in paese la sera del giorno stesso. Dopo il conflitto iniziarono a partecipare alla processione anche le prime donne ed in particolare quelle che avevano perso il marito o comunque lavoravano i campi in prima persona.
La processione doveva avere dimensioni impressionanti giacché si parla della più grande e importante rogazione effettuata a quei tempi.
Ma la cosa più curiosa è quella che in origine la meta della processione non era Pietralba ma Trento e Civezzano, ovvero località distanti quasi 60 km da Bolzano e Laives. E qui chiaramente si fa un grande passo indietro nella nostra storia: ma ne parleremo la prossima volta.

Notizie curiose da altri tempi 39

Ma perché i Laivesotti con gli altri parrocchiani di Bolzano intraprendevano annualmente la lunga e non certo agevole marcia (probabilmente attraverso le impervie vie dei monti) fino a Trento e Civezzano? Non c’era qualche Santo più vicino a cui raccomandare i propri raccolti minacciati dalla siccità?
Come detto, la tradizione ha radici secolari o addirittura millenarie. La stessa “Alpenzeitung” nel 1931 scrive: “L’origine di questa tradizione risale a tempi remotissimi e iniziale meta del pellegrinaggio non era Pietralba ma Trento e Civezzano. Circa 400 anni fa la zona di Bolzano fu colpita da una tremenda siccità e allora la Diocesi, cui appartenevano anche Laives e Cornedo, decise di intraprendere un pellegrinaggio-rogazione (Bittgang, da cui “nar per pitenca”) alle spoglie di S. Vigilio, che della Diocesi era anche il patrono. Successivamente la marcia fu estesa fino a Civezzano. Infatti, sulla via del ritorno i pellegrini furono sorpresi da una tremenda pioggia di sangue (fenomeno allora inspiegabile e temutissimo), sicché pieni di timore tornarono a Civezzano per inginocchiarsi davanti all'immagine della Madonna, all’epoca notissima per i suoi interventi miracolosi. In quell'occasione giurarono di offrire due braccia d’argento…” In un altro passo dell’articolo si parla addirittura dell’anno 1240.
A nostro avviso, per comprendere appieno questa usanza – e pure l’anima autentica delle antiche genti di Laives – è necessario risalire almeno fino all'epoca di Vigilio, martire e vescovo di Trento, che, ricordiamolo, visse tra il 355 e il 405, ossia in piena epoca romana. Vigilio operava in tutta la Val d’Adige, allora pagana ("nella nostra regione il nome di Dio era ancora forestiero e non
v’era alcun elemento che facesse apparire il segno del cristianesimo” - Vigilio a Giovanni Crisostomo), e ancora oggi è venerato in molte località della Regione, tra cui anche Laives e Castelvecchio/Altenburg presso Caldaro, dove gli è dedicata una chiesa. Vigilio, nominato vescovo da Ambrogio di Milano, venne ucciso a colpi di sgalmere in Val Rendena, dove al termine della messa aveva gettato nel fiume una statua di Saturno. Le sue spoglie vennero quindi trasferite nell'attuale Duomo (un tempo basilica paleocristiana) di Trento, dove sono custodite ancora oggi. Gli autori dell’omicidio furono con ogni probabilità “pagani” retici romanizzati. L’uccisione di un vescovo non era cosa che potesse passare sotto silenzio neppure allora: infatti il cristianesimo, grazie a Costantino, era già religione di stato da qualche anno (380) e si stava lentamente diffondendo in tutto l’impero. L’eco del misfatto fu enorme e i conseguenti sensi di colpa sopravvissero a lungo nell'inconscio della popolazione. La faticosa marcia aveva dunque anche lo scopo di alleviare un rimorso collettivo latente nell'animo dei pellegrini – oltreché quello di implorare il perdono della vittima di tanta atrocità. (continua)

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Vigilio fu l’uomo che portò la parola di Cristo a Laives e nel resto della Val d’Adige. Perciò il 26 giugno, giorno di S. Vigilio, a Laives era festa. Ma non fu opera semplice: la resistenza, non tanto dei Romani cristianizzati quanto delle popolazioni retiche romanizzate e legate ai culti arcaici, era fortissima. Oltre a Vigilio stesso, altri tre missionari (Sisinnio, Martirio e Alessandro) furono uccisi dagli Anauni in Val di Non.
I legami tra Trento e Laives non si limitano a questa circostanza: i vescovi trentini furono da sempre i signori delle terre a sud di Bolzano (e non solo), tanto che, altro punto di unione, nel medioevo assegnarono ai Liechtenstein lo sfruttamento e, soprattutto, i compiti di sorveglianza su quell'importante territorio di confine. I Liechtenstein-Castelcorno, originari di Coira nei Grigioni, rimasero Signori del paese per molti secoli e a loro volta diedero ben due vescovi alla diocesi trentina: Georg e Ulrich.
Insomma, fortissimi erano i vincoli tra Tridentini e abitanti della Val d’Adige - e non escluderei che risalissero addirittura ad epoche preromane: ma questa è un’altra storia.
Scrive la “Alpenzeitung” in quel 1931: “Quale ringraziamento, i pellegrini promisero alla Madonna di Civezzano di offrire due braccia d’argento, di cui uno doveva essere conservato nel Duomo di Bolzano e l’altro a Civezzano. Ma poiché a quei tempi la chiesetta di Civezzano era ancora troppo modesta, un braccio venne conservato a Trento. (…) Ogni anno i pellegrini in partenza per Civezzano portarono con se il secondo braccio e a Trento i sacerdoti andavano loro incontro con l’altro braccio. Per il resto del percorso, le due braccia rimanevano unite come parte dello stesso corpo”.
Insomma, la simbologia nascosto dietro questo gesto è… fin troppo evidente: un patto storico e indissolubile legava le genti di Trento e della Bassa Atesina e di Laives.
Il legame – anche grazie al rapporto privilegiato tra Vescovi e casa Liechtenstein – era talmente consolidato che ben due sinodi (1330 e 1567) ne sottolinearono l’importanza imponendo ai fedeli di “visitare almeno una volta all'anno la tomba di S. Vigilio”.
La tradizione durò fino al 1777, quando un editto imperiale di Josef II. troncò di netto questo collegamento. Con la motivazione un po’ ridicola di voler impedire le processioni che tenevano lontani da casa i pellegrini per più di un giorno, ma in realtà per sottrarre un grossa fetta di potere ai Vescovi trentini, scrisse la parola fine in calce ad una storia secolare.
Il suo posto venne preso dalla nuova processione per Pietralba.
Ultima annotazione: nel libro sulla storia di Laives di Tengler del 1998, dove pure si parla di questa rogazione, è contenuta un’inesattezza. Infatti si accenna ad un annuncio del curato di Laives del 2 luglio 1922, in cui si notificava alla popolazione il divieto di ogni processione emanato dal regime (“unsere neue Regierung”). Di fatto il divieto non fu mai rispettato tanto che ancora nel 1931 un giornale di regime quale la “Alpenzeitung” parla apertamente dell’”annuale processione per Pietralba” dei fedeli di Bolzano e dintorni.

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Abbiamo già accennato allo stretto legame esistente tra Trento e Laives in occasione del racconto del tradizionale pellegrinaggio (rogatoria) dei contadini di Laives e dintorni verso Trento e Civezzano, risalente, pare, al XII. o XIII. secolo.
Questo legame, probabilmente basato sulla tragica missione di S.Vigilio intorno all'anno 400, conobbe un'interruzione all'epoca delle invasioni dei popoli germanici, che per alcuni secoli si insediarono anche nella valle dell'Adige. Per un lungo periodo tra 600 e 700, il confine tra i territori dei Longobardi e dei Baiuvari correva proprio a Laives.
L'unione rifiorì dopo l'anno 1000, quando gli imperatori del Sacro Romano Impero affidarono ai vescovi/principi di Trento l'omonima contea. Fu l'imperatore Corrado a cedere "per tutta l'eternità" il territorium tridentinum al vescovo Ulrico con atto del 31 maggio 1027.
Quando le città della vicina Lombardia e del Veneto (Verona e Brescia) iniziarono a insidiare i territori e il potere vescovile, i vescovi si videro costretti a correre ai ripari, assegnando a loro vassalli e ministeriali parti di territorio da controllare.
Tra questi, il 18 aprile del 1189, il vescovo "Conradus in tridentina fede episcopus electus" assegnò con formale atto notarile "wardiam et custodiam castri de Lietenstaini", ovvero guardia e custodia del castello di Lichtenstein presso Laives con tutti i diritti (salvo il dovere di permettere l'accesso al castello al Vescovo in ogni momento) a "Adeleitam de Castelruto, et Henricum filium ejus" nonché a tale Otto von Weineck, probabilmente secondo marito di Adelaide.
Lo straordinario documento, che qui riproduciamo, è forse il primo in assoluto riguardante Laives e fa parte del "Codex Wangianus" conservato a Innsbruck.
Del significato di questo documento parleremo nella prossima notizia. (continua)

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Facciamo dunque alcune considerazioni finali intorno al documento notarile del 1189:
1) Esisteva un luogo denominato "Lichtenstein" (il cosiddetto "Peterkoefele) e da questo prese successivamente nome la casata che a lungo dominò su Laives - e non il contrario; infatti si dice "castri DE Lichtenstaine" e non semplicemente "castello Lichtenstein", mentre non si accenna mai al nome del paese di Laives. Questa località ospitava, ancor prima del castello, e al posto dell'odierna chiesetta, un antichissimo luogo di culto, probabilmente dedicato a una delle divinità principali dei Reti e ad un rito della luce (chelu).
2) In quel luogo affacciato sulla valle dell'Adige e ai piedi della Vallarsa un castello doveva esistere da molto tempo con la funzione di "guardia e custodia", altrimenti non si spiega il motivo perché all'improvviso venisse assegnato dal Vescovo quale avamposto del suo dominio su tutta la piana bolzanina.
3) il proprietario del castello non erano i "Lichtenstein" ma il Vescovo di Trento, che all'epoca regnava su uno stato semi-indipendente all'interno del Sacro Romano Impero. Infatti ad Adelaide viene imposto di cutodire il "castrum... in bona fide et sine fraude": ossia senza imbrogliare il Vescovo.
4) Il Vescovo di Trento era proprietario non solo del castello (diviso in superiore e inferiore, ossia la sede amministrativa della Pfleg, più accessibile) ma di quasi tutto il paese di Laives: i masi e le campagne gli appartenevano al 90% e compito dei castellani era quello di incassare con le buone o, più spesso, con le cattive gli onerosi affitti e tributi dovuti dai poveri contadini - possibilmente senza imbrogliare. Anche il commercio del legname avveniva sotto il loro controllo.
5) E' peraltro singolare che tale delicato compito venisse assegnato a una donna, per di più appartenente ad un'altra diocesi; il Vescovo Corrado di Beseno era notoriamente una figura debole e probabilmente voleva assicurarsi rapporti di buon vicinato con Sabiona/Bressanone - o forse fu un atto di ripicca e provocazione verso i ministeriali trentini che ne insidiavano il potere.
6) Si spiega dunque anche in questo modo perché i contadini, una volta l'anno intraprendessero la lunga marcia verso Trento: andavano a rendere onore al loro vero e unico Signore e Padrone.

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Nel giornale "Bozner Nachrichten" del 3 febbraio 1895 apparve una curiosa "corrispondenza" da Laives che forse vale la pena leggere per intero. Infatti accenna ad una circostanza oggi del tutto dimenticata ma un tempo assai importante per il paese e non solo: tanto da aver dato il nome ad una vera e propria malattia. Si parla infatti del "Leiferer Tod", la "morte di Laives", che altro non era se non la temuta malaria - chiamata così per la sua massiccia diffusione dalle nostre parti. Ciò lascia intuire di quale portata sia stato il fenomeno protrattosi dall'antichità fino alla "Etschregulierung" in epoca asburgica, ossia la regolazione dell'Adige tra il 1880 e il 1890 che di fatto trasformò la valle e, per fortuna, anche la vita dei suoi abitanti.
Leggiamo dunque: "Il nostro paese è sempre stato un luogo notoriamente malfamato; chi infatti non ha mai sentito parlare o letto del temuto "Leiferer Tod" (la morte di Laives)? Parliamo della febbre malarica, come definiscono la malattia i nostri vicini italiani. Fino a una quarantina di anni fa questo fenomeno era giustamente molto temuto in tutta la Bassa Atesina; oggi per fortuna le cose sono radicalmente cambiate. Attraverso la regolazione dell'Adige il terreno è stato prosciugato e i fondi paludosi lungo il fiume dove covava la malattia sono stati trasformati in rigogliosi campi dove ora cresce l'apprezzata uva fragola, che garantisce un buon reddito ai contadini. (continua)