Làita: superficie di terreno di piccole/medie dimensioni all'interno del centro abitato. Il termine deriva dal tedesco austriaco Leitn (leggi laitn), a sua volta originato dall'espressione tedesca medievale (lingua usata tra il 1000 e il 1350 ca.) li:te.

Il significato originario di Leitn/laita è quello di Hang, Abhang, ovvero pendio, versante, china, costa.Venivano dunque definiti "laita" gli appezzamenti di terreno in prossimità dell'abitazione e posti su un leggero pendio, a differenza della campagna/Feld che consiste in un ampio terreno pianeggiante e aperto fuori dall'abitato.

Laives era ricca di laite (e, a causa della palude dell'Adige, povera di campagne, almeno fino alla grande riforma agraria di Maria Teresa d'Austria che assegnò le famose part/Toaler a chi per sua sfortuna era sprovvisto di laita), in quanto interamente edificata sul conoide alluvionale del Vallarsa che sfocia in via Marconi e via A. Hofer.

Si può pensare che la laita sia la forma originaria di sfruttamento del territorio a fini agricoli di Laives fin dai tempi retico-romani, dato che ogni nucleo abitativo disponeva della sua laita adibita a vigneto e orto.Le laite, purtroppo vittime predestinate del boom edilizio degli anni sessanta e settanta del secolo scorso, erano dei veri e propri giardini dell'eden e non è un caso se erano protette da alti muri a secco che nascondevano alla vista (e alle mani) dei passanti affamati tutto il ben di dio che contenevano...

Ricordo alcune laite: quella del Koelblhof/Posta Vecchia, del Baldo (nella bellissima foto di Gianni Beordo: la laita arrivava fino all'odierna via Kennedy ed era interamente cinta da un alto muro a secco), del Visintin, del Moro, del Tabarelli...