Walter Landi Come sempre complimenti, Reinhard! Per Stabit mi permetto però una correzione. La radice è il latino "stabulum", che come reminiscenza del precendete sostrato linguistico romanzo in alcune località della provincia ha prodotto il toponimo Staffler. Il laivesot "stabit" non è tuttavia indigeno, ma proviene anch'esso dal trentino, dove "stabulum" ha prodotto "stabbi, stabbio", che è per l'appunto - così lo definisce già Giambattista Azzolini (1777-1853) nel suo "Vocabolario vernacolo-italiano pei distretti roveretano e trentino", completato nel 1836 - come "casolare ove si tiene il fieno, e dove sono le stalle". Legati a Stabbi/Stabit, sono anche i vocaboli "stabbiom" (grande casolare) e stabbiot (piccolo casolare).

Reinhard Christanell grazie per la chiosa assai pertinente... In effetti ritengo - per non dare torto a nessuno dei tanti e validi studiosi - che tutto tragga origine dalla radice sanscrita "stha", essere, fermare... da cui poi sono nate un'infinità di parole, dal greco stasis fino al tedesco stehen e al latino stare e, naturalmente, anche il nostro stabit, la stalla, el stabiot e via discorrendo. (Qualche dubbio avrei per Staffler... ma magari ne discorriamo in altra occasione).

Walter Landi Nel caso dello Staffler lo so per argonentazioni addotte da Irmtraut Heitmeier per il ruolo della viabilità antica in regione in collegamento con la penetrazione baiuvara. Ma forse anche l'autorevolissima Heitmeier può sbagliarsi e io posso essermi sbagliato nel seguirla. Questo è comunque l'articolo dove di recente ne ha parlato: https://books.google.it/books?id=pEJhwgTNs4IC&pg=PA209.... - Ottima naturalmente anche la tua osservazione su sanscrito e greco. Ciò riguarda anche altre espressioni trentine (ma anche venete, lombarde, toscane: resto sui dialetti di area italoromanza) che sembrano tedesche (o meglio: altotedesche), ma che in realtà sono di origine longobarda, quindi presenti nel trentino (da cui poi nel laivesot) prima ancora delle contaminazioni linguistiche del trentino stesso con il tedesco ovvero con il tirolese, soprattutto durante Sei-, Settte- e Ottocento (sebbene numerosi prestiti, lo sappiamo, risalgono ancora più addietro: vedi p.es. il classico "steora"). Il discorso dei sostrati, dei prestiti e delle contaminazioni linguistiche è sempre affascinante.

Reinhard Christanell Reinhard Christanell La cosa affascinante Walter di questa materia è proprio il fatto che quasi tutte le lingue e parole hanno una matrice certa ma un padre, per così dire, abbastanza casuale... Per quanto riguarda il Laivesot a mio avviso la particolarità non risiede tanto nella creazione di neologismi peraltro difficile da provare quanto l'uso contemporaneo di vari registri linguistici... Insomna il cd. Krautwalsch è in sostanza un mismas di lingue, gerghi, dialetti che credo non abbia uguali. (E grazie per l'articolo... molto stimolante)

Walter Landi Quel che se dis en slambrot, parola che originariamente indicava guarda caso il Krautwalsch degli abitanti di Terragnolo/Laimtal e Vallarsa/Brandtal.

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