Capitolo 34

Laives ai tempi della

via Claudia Augusta

Il sepolcreto italico

Quindici secoli: tanto è durato il meraviglioso sogno del villaggio presso Stadio/Vadena. Quindici incredibili secoli di costante sviluppo e progressivo miglioramento delle condizioni di vita, di splendore culturale, sociale e religioso. Quindici secoli al centro degli avvenimenti di una terra benedetta dal Signore come la Valle dell’Adige. Millecinquecento anni: dall'età del bronzo, un millennio prima della nascita di Cristo, fino a tutto il periodo romano, il cui tracollo finale, a occidente, è avvenuto nell'anno 476 quando il barbaro germanico Odoacre conquistò Ravenna e depose l’ultimo imperatore Romolo Augusto, un fantoccio guidato dal padre Oreste. Insomma, con le invasioni barbariche da nord cessa lo splendore di questo sito e ne rimane, più o meno, quello che vediamo oggi. Negli anni trenta del 900, dopo un lungo periodo di silenzio seguito agli scavi di metà ottocento, l’archeologo Ettore Ghislanzoni scoprì gran parte del cosiddetto sepolcreto (italico) di Vadena, una necropoli di vaste dimensioni e soprattutto di una durata straordinaria e pressoché unica nel tempo. Vi si trovano sepolture dell’età del bronzo e tombe dell’epoca romana. In mezzo, ovviamente, il fantastico millennio retico che ha segnato la storia di questa terra.Per ora, si parla di circa 200 tombe rilevate ma sotto il terreno di Laimburg sicuramente si celano ancora molte sorprese. Come avvenivano le sepolture? Da quanto si è scoperto, l’incinerazione era la pratica più diffusa. Il cadavere veniva bruciato su grandi falò nel corso di una complessa e rigorosa cerimonia religiosa cui assisteva l’intera comunità. Il tempo di combustione e il calore determinavano lo stato dei resti, che successivamente potevano essere ricomposti oppure sparsi senza ordine nella tomba o addirittura nell'areale della necropoli. Il fumo che saliva verso l’alto permetteva all'anima del defunto di raggiungere le dimensioni celestiali ma, in molti periodi, non si trascuravano nemmeno i resti mortali deposti con gran cura nei tumuli, che potevano contenere una sola persona oppure coppie o intere famiglie. Chiaramente il viaggio verso l’aldilà non avveniva senza i beni indispensabili alla vita eterna. Brocche (nell'immagine la cosiddetta "brocca di Vadena" in rame), tazze, vasi, ornamenti vari, armi, coltelli, asce: insomma tutto ciò che poteva aver avuto significato nella vita terrena del defunto e, secondo le credenze, poteva risultargli utile anche nell'altro mondo veniva deposto insieme a lui nella tomba o sparso in frammenti sul terreno insieme alle ceneri.In questa sede non entriamo nei dettagli ma è chiaro che le sepolture di Vadena rappresentano un vero e proprio libro di storia ancora tutto da leggere. Non per nulla il sepolcreto inizialmente fu chiamato “italico”: infatti le modalità di sepoltura contribuiscono notevolmente a “identificare” un popolo e svelare i misteri della sua provenienza, dei suoi culti, dei suoi usi e costumi. E molti indizi riconducono i misteriosi Reti della Valle dell’Adige (e, per molti versi, anche quelli dell’odierno Tirolo austriaco) ai grandi popoli stanziati nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale originari, così si presume, dalle lontane terre dell’Asia Minore.