Dopo vent’anni di onorato servizio, un soldato (centurione) romano maturava il diritto alla pensione. A tal fine, in seguito alla grande riforma dell’esercito compiuta da Mario nel 107 a.C., l’amministrazione si riservava il diritto di espropriare a suo piacimento dei terreni da assegnare, a titolo di buona uscita, ai militi in congedo. Questa operazione, non sempre indolore, presentava un duplice vantaggio: da un lato non costava nulla alle casse dello stato, dall’altro permetteva al governo di “colonizzare” e presidiare con uomini più che fidati terre spesso problematiche e di confine.

Questa procedura come detto non troppo gradita ai “barbari” del posto, che nella migliore delle ipotesi si videro degradati a schiavi al servizio del nuovo padrone, fu concretizzata in tutte le parti dell’impero e l’amministrazione cercava di accontentare i soldati più fedeli attribuendogli un terreno proprio nella patria d’origine.

Ovviamente anche nella valle dell’Adige si assistette a questo tipo di conferimento, e fu proprio così che nacquero o acquistarono di importanza molti paesi esistenti ancora oggi.

I pensionati si portarono appresso molti altri commilitoni, sposarono donne del posto (spesso “sfilandole” ai legittimi mariti), costruirono strade secondarie e acquedotti e contribuirono in modo determinante allo sviluppo e al benessere del territorio.

Laives ai tempi della

Praedium Laivesianum

Capitolo 17

via Claudia Augusta

Venendo alla nostra piccola fetta di terra, si presume che proprio un’attribuzione di questo tipo a un soldato andato in pensione provocò la trasformazione della base militare di Pons Drusi eretta dal buon Druso a protezione del ponte sull’Isarco in Praedium Baudiosanum, che starebbe a significare “proprietà o terra assegnata a tal Baudio”. Da Praedium Baudiosanum il nome si trasformò nei secoli in Bauzanum e via discorrendo fino ad arrivare all’attuale Bolzano Bozen.

In ugual misura, sono noti altri paesi originariamente assegnati a centurioni (sottoufficiali) pensionati, quali per esempio Praedium Appianum, Appiano, Praedium Messanum, Missiano, Praedium Cornelianum, Cornaiano, eccetera. Anche Andriano, Prissiano, Lana, Vilpiano, Terlano, Barbiano e tanti altri disseminati lungo le tre valli principali dell’Alto Adige hanno la stessa origine.

E Laives, non possiamo fare a meno di domandarci noi? Esistette mai un Praedium Laivesianum?

No, mai. Laives, come abbiamo già detto, era un antico villaggio retico fino al midollo, e con ogni probabilità fulcro dell’opposizione all'espansione romana. La favole dei predoni retici (“laivesotti”) riecheggiò per secoli nelle storie romane e medievali. Perciò qui l’esistente – che per l’epoca non era poco – fu in gran parte distrutto anche se è più che certo che lentamente anche a Laives si insediò qualche Romano di rango inferiore accanto all'originario campo militare e mansione a servizio della via Claudia Augusta.

Si presume per esempio che in prossimità dell’hotel Ideal si trovino i resti di una villa romana con riscaldamento a pavimento, ma purtroppo a questo riguardo gli scavi non sono mai stati condotti in maniera esauriente. È invece documentato un insediamento romano, soprattutto a protezione della strada, in località Pineta all'epoca denominato Sissan.

Dunque, se per costruire la strada fu scelta la valle dell’Adige, i paesi e le residenze furono edificati soprattutto nell’Oltradige e nel Burgraviato. Qui i Romani erano attratti dai ricchi e soleggiati terreni coltivati soprattutto a vite e ovviamente non mancarono di subentrare ai proprietari originari nella conduzione delle floride aziende.

Dall’altra parte del Monte di Mezzo, invece, dove ancora non si era riusciti ad arginare a dovere il fiume Adige (vari tentativi furono condotti con più o meno fortuna fin dall'antichità) e a bonificare l’estesa valle, si preferì dislocare qualche sparuto insediamento a protezione della pubblica via.