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Dai radaroli veronesi al monopolio di Sacco

di Reinhard Christanell ©


Quando l'Adige era la più importante via di comunicazione tra i mercati dell'Italia settentrionale e d'Oltralpe

Zattera sull'Adige


I trasporti sull’Adige, da Bronzolo a Verona, ebbero un notevole sviluppo a partire dal X secolo, quando il Veneto (esclusa Venezia) fu annesso alla Marca Bavarese di Enrico I. Lo statuto dei radaroli veronesi elencava le “poste significative” per la partenza delle merci, ovvero gli scali di Bronzolo, Egna (“Burgo Egne”), Trento (“Tridenti”), Sacco (“Sacho”), Marco (“Marcho”), Belluno V.se (“Bellunis”) e Peri (“Pyrri”).

Il fiume brulicava di vita, giorno e notte era percorso da ogni sorta di imbarcazioni cariche di barili, colli o passeggeri. Perfino interi eserciti – che per ovvie ragioni avevano la precedenza sulle mercanzie – vennero trasportati sulle zattere. Tutt’attorno, sulle rive e nei borghi, nei magazzini e nelle officine, nelle botteghe e nelle locande fiorivano le attività artigianali e commerciali. Erano i grandi mercati e le fiere il vero motore di questa attività e in particolare quelli dell’ambiziosa Bolzano, a cui partecipavano mercanti da ogni dove.

La corporazione dei radaroli (da rada = zattera) veronesi, i cui statuti risalgono al XIII secolo, fu la prima a gestire in modo “privilegiato” il trasporto delle “legne d’abbrugiare per l’uso della Città e de li legnami grossi per gli edificij e per fare le tavole, così ben legati, et insieme compaginati, che sopra quelli ancora si conducevano le merci, che la Fiandra e l’Alemagna mandano in Italia”.

Con il tempo, ai radaroli veronesi subentrò un’altra, potentissima organizzazione, formata da una decina di famiglie di Sacco presso Rovereto. A costoro (Holzkaufleute und Guetfertiger in Sackh) l’arciduca Ferdinando II rinnovò, in occasione dell’aggregazione nel 1564 di Rovereto – già austriaca dal 1509 – al Tirolo, una diritto esclusivo di spedizione con zattere con il regolamento (Floss-Ordnung) del gennaio 1584. Le famiglie a cui, tra le altre, venne concesso il privilegio furono quelle dei Baroni, Abram, Fedrigotti, Graziadio e Pegolotti. Esse operarono in regime di monopolio per diversi secoli e il loro privilegio venne confermato nel 1605 da Massimiliano III, nel 1665 da Leopoldo I e infine da Carlo VI e da Maria Teresa nel 1744.

Il porto di Sacco presso Rovereto


Il motivo di questa concessione “esclusiva” restano in parte avvolti nel mistero. Certo è che i maestri di Sacco erano esperti e bene organizzati e, soprattutto, garantivano all’erario viennese il puntuale versamento dei ricchi dazi riscossi da mercanti e spedizionieri. Infatti, da sempre contrabbando e frodi varie erano all’ordine del giorno sul fiume e nei territori circostanti e nessuno come i Saccardi e i loro ufficiali del dazio era in grado di tenerli sotto controllo.

Questi privilegi, e soprattutto la prelazione su tutto il legname della Val d’Ega, erano invisi ai commercianti che avrebbero preferito cedere la propria merce al miglior offerente. Invece i Saccardi li “strozzavano” impietosamente, imponendo, in particolare ai montanari che conferivano i tronchi di larice e abete sui “vodi” (le note Holz-Reif) di Laives, Bronzolo e Egna, prezzi che permettevano a malapena la loro sopravvivenza – e a volte neppure questa.

Vari processi furono intentati presso il Magistrato Mercantile di Bolzano, istituito nel 1633. Le dieci famiglie costituirono dapprima (nel 1691) una e successivamente (nel 1693) due società: la “Fedrigotti, Baroni e C.” e la “Fedrigotti e Baroni”. Queste due famiglie, insieme ai Gelmini (poi trasferiti a Salorno), furono le più importanti del settore e grazie alla loro attività riuscirono ad accumulare grandi ricchezze. Nel 1744 Maria Teresa riconfermò il monopolio della compagnia “infeudata” di Sacco composta da 10 famiglie, a cui concesse addirittura un “feudo vero perpetuo mascolino” – insomma un monopolio ereditario. In questo atto, a parte i rapporti tra le dieci famiglie interessate, furono regolamentati diritti e doveri della società nei confronti delle altre categorie operanti sul fiume.

Viaggio in zattera


Le spedizioni avvenivano tutto l’anno e le zattere avevano la precedenza su tutte le altre imbarcazioni. La merce doveva essere pesata a Bolzano prima di essere affidata ai carradori di Laives che le portavano alla dogana di Bronzolo.

Il privilegio della compagnia di Sacco cessò improvvisamente nel 1806 con l’arrivo dei napoleonici e dei bavaresi. Da allora, e fino alla realizzazione, mezzo secolo dopo, della ferrovia, varie compagnie si alternarono, con più o meno successo, nel trasporto delle merci e dei passeggeri sul grande fiume.

(2. fine)





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