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La difesa della Bassa Atesina nel 1796

di Reinhard Christanell

Foto: David Kruk

Tutti i diritti riservati (c)

Anni terribili, per la Bassa Atesina, il 1796 e 1797. Francesi in ogni dove, combattimenti, morte, carestie. E i paesi della Bassa Atesina chiamati a difendere i confini.

I tetri rituali della guerra si ripetono dalla notte dei tempi, tanto che di questi “momenti di gloria” ne sono piene le pagine della storia e ogni popolo ha le sue da raccontare. Risale proprio al luglio 1796 la tradizione dei Sacri Cuori di Gesù arrivata fino ai nostri giorni.

Quando quell’anno il ventisettenne Napoleone Bonaparte assunse il comando dell’armata impiegata nella campagna d’Italia, il cuore d’Europa subì un tremendo scossone. Il Tirolo doveva restare estraneo alla contesa tanto che nel suo primo proclama “Aux habitants du Tyrol” Bonaparte promise il massimo rispetto per “gli abitanti semplici e virtuosi delle montagne”: a patto che lo lasciassero transitare indisturbato verso Vienna. Ma quando i cocciuti montanari disobbedirono, anche questa regione fu pesantemente coinvolta negli scontri. La difesa dei confini divenne il bene supremo e i paesi della Bassa Atesina si mobilitarono.

Ai primi di giugno 1796 Napoleone si presentò alle porte del Tirolo. Era sua ferma intenzione attraversare la valle dell’Adige per ricongiungersi alle truppe stanziate in Germania. La parola d’ordine in Bassa Atesina era “Fermare Napoleone!”. Salorno, Termeno e Cortaccia fornirono un battaglione di 140 uomini, Egna e Königsberg altri 100. C’era grande carenza di armi ma ciò nonostante i volontari si mostrarono battaglieri. Gli uomini della Bassa furono dapprima sistemati in Val di Ledro con il compito di controllare i passaggi verso l’Italia. Dopo gli scontri tra francesi a austriaci presso Mantova, un fiume di soldati in fuga, feriti e malati attraversò le strade polverose della Bassa Atesina. Scoppiò un’epidemia di tifo, che colpì anche parte della popolazione locale. Due soldati morirono tra Montagna e Pinzon, due vagabondi furono trovati senza vita a Montagna.

Alla fine dell’estate, per la difesa dei confini furono mobilitati altri uomini di Salorno, Egna, Termeno, Cortaccia. La sola Egna ne fornì oltre 200, Montagna una cinquantina. Gli austriaci sotto il generale Wurmser provarono a liberare Mantova e la Lombardia ma furono nuovamente respinti da Napoleone, che il 3 settembre prese quartiere a Rovereto. Era sua intenzione marciare verso Nord ma fu costretto a inseguire Wurmser fino a Bassano. Pochi giorno dopo i Francesi penetrarono in Tirolo attraverso la Val di Cembra. Schützen di molte compagnie cercarono di sbarrargli il passaggio. Tra Salorno e Egna avvennero le prime scaramucce, successivamente altri scontri ebbero luogo in Val di Fiemme. Il 2 novembre Napoleone tentò nuovamente di avanzare fino a Caldaro per occupare l’Oltradige ma fu respinto. Un magliaio di prigionieri fu condotto a Egna. Dopo alcuni giorni, gli Schützen della Bassa Atesina attaccarono su tre fronti i Francesi nel pressi di Bedollo. 40 Francesi furono catturati. Altri 74 furono catturati tra Pergine e Civezzano. Tra il 4 e il 5 novembre i Francesi di Vaubois si ritirarono da Trento, gli austroungarici li inseguirono lungo l’Adige. Il giorno seguente i Francesi furono respinti oltre il ponte di Calliano. L’8 novembre “nessun nemico si trovavo più sul territorio tirolese”.

La libertà, provvisoria, era riconquistata ma la Lombardia rimase in mano ai Francesi. Il Kaiser di Vienna insistette per un nuovo tentativo di liberazione di Mantova. Sulle strade della Bassa Atesina regnava il caos più completo. Mancava tutto, dai generi alimentari alla legna per scaldarsi, dal fieno per gli animali ai medicinali. Specialmente il Welschtirol trentino era in ginocchio. La Bassa Atesina dovette sobbarcarsi l’onere di sistemazione dei soldati e i trasporti dei generi di prima necessità. Mancavano i buoi e anche i cavalli erano stremati. Un’eccezionale ondata di freddo interruppe anche i collegamenti sul fiume Adige. Nel comune di Egna si trovarono rappresentanti di tutti i paesi della Bassa per riorganizzare la distribuzione dei viveri. In febbraio scoppiò una nuova epidemia di tifo e migliaia di soldati e civili morirono.

L’anno successivo, dopo una serie di cruenti conflitti, il 7 aprile fu finalmente raggiunto un accordo per una tregua e il 17 ottobre fu firmato un trattato di pace a Campo Formio presso Udine.




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