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Laives e l'ospedale di Bolzano

di Reinhard Christanell


Proprio di fronte all’ingresso del Duomo si trovava l’ospedale di Santo Spirito. L’edificio fu realizzato nel 1271 ed era gestito dagli Ospedalieri di Santo Spirito. Nel corso dei secoli, l’ente acquistò molti beni immobili, alcuni dei quali anche a Laives.

Dopo gli Ospedalieri, la struttura passò in mano al Comune di Bolzano, di cui facevano parte anche Dodiciville, Gries e il comune rurale di Laives.

Nel 1854 venne inaugurato il nuovo ospedale in via Ospedale e la vecchia struttura fu ceduta alle Imperial-Regie Poste e Telegrafi. Ancora oggi il palazzo è di proprietà di Poste Italiane.

Per quanto riguarda Laives, la cui popolazione faceva riferimento a questa struttura sanitaria, rimase nel comitato di gestione anche dopo il suo distacco dal comune di Bolzano. A tal proposito, nel 1909 ebbe luogo a Bolzano una concitata seduta del consiglio comunale, chiamato a deliberare proprio su una proposta del comune di Laives. Laives pretendeva di togliere la qualifica di ente di diritto pubblico all’ospedale, rendendolo di fatto accessibile soltanto ai residenti nei comuni che da sempre ne fruivano.

La riunione, come riporta la “Bozner Zeitung” dell’8 luglio 1909, ebbe luogo il 7 luglio e fu presieduta dal sindaco Dott. Julius Perathoner. Il sindaco comunicò ai consiglieri, che il rappresentante di Laives nel comitato di gestione aveva proposto la “privatizzazione” dell’importante struttura sanitaria, da secoli al servizio dei cittadini della provincia. Gries e Dodiciville si erano associate alla proposta di Laives e soltanto il rappresentante della città di Bolzano si era opposto a questa eventualità. Laives chiedeva la privatizzazione per evitare il sovraffollamento della struttura. Bolzano, invece, riteneva che questa non era nell’interesse della città in quanto la privatizzazione avrebbe tolto all’istituzione lo stato di ente di pubblica utilità e quindi la possibilità di richiedere il pagamento delle prestazioni ai ricoverati “esterni”. In tal modo, i degenti non trasportabili, che dovevano essere accolti per legge, non avrebbero dovuto pagare nulla e i costi sarebbero ricaduti sul bilancio pubblico. Inoltre, sottolineò Perathoner, i comuni favorevoli alla proposta non avevano colto il carattere “benefico” dell’istituzione, che doveva soccorrere tutti i bisognosi senza distinzione di residenza.

All’epoca venivano ricoverati 90000 pazienti l’anno, di cui 48000 erano residenti fuori città. Intervennero nel dibattito vari consiglieri e il consigliere Pattis sostenne, non a torto, che Laives aveva avanzato questa proposta per procrastinare i necessari lavori di ampliamento dell’ospedale, che ovviamente comportavano dei costi anche per quel paese. Insomma, Laives aveva il braccino corto. Il sindaco comunicò che il progetto per l’ampliamento era già stato approvato con eccezione del reparto per malattie infettive, mentre Laives e Dodiciville si erano espresse favorevolmente unicamente per la costruzione dell’ala dedicata alle suore infermiere.

Alla fine, il ricorso del comune di Laives fu respinto e l’ospedale rimase una struttura di diritto pubblico accessibile a tutti.

In chiusura di seduta, i consiglieri concedettero all’unanimità un – meritato – mese di ferie al sindaco. Un’usanza, purtroppo, caduta in disuso.



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